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Nei primi di novembre, partecipando ad una iniziativa della Facoltà
di Scienze dell'Università di Bologna, Arrigo Recordati,
Vice Presidente di Farmindustria sottolineò che
la "Recordati Industria Chimica e Farmaceutica S.p.A."
- di cui è Presidente ed Amministratore Delegato - è
l'unica impresa farmaceutica italiana ad essere quotata in Borsa.Arrigo
Recordati ci tiene ad evidenziare la quotazione in Borsa della
"sua" Società, ma, in vero, sembra che per lui la
presenza del titolo sul listino ufficiale sia più una operazione
di "facciata" che non una realtà che, per essere
tale, dovrebbe avere concreti contenuti.Su un totale di 868 nominativi,
titolari di azioni ordinarie, 765 possiedono ciascuno meno di
5.000 azioni, con un totale di 1.032.000 titoli pari all'8,8%
del capitale sociale. Il residuo 91,2% del capitale, quindi, è
detenuto da un centinaio di azionisti. Fra questi ultimi figurano
FIMEI S.p.A. (famiglia Recordati) con il 62% c.ca, NORFIN
S.p.A. (Nicolò De Nora) con il 4% c.ca, Torre s.s.
(famiglia Bollati) con il 6% c.ca. Questi tre, dunque, controllano
saldamente la Società con un possesso superiore al 72%.La
"concentrazione" di quote significative "in poche mani"
e la frammentazione del restante in "partite" definibili "spezzature",
ha come ovvia conseguenza una movimentazione "asfittica"
del titolo.L'attuale maggioranza sembra che non abbia interesse
a promuovere un azionariato di minoranza attivo e partecipativo
forse per le limitazioni che comporterebbe alla gestione attualmente
molto "accentrata".Nel valutare la politica del Gruppo
di controllo è emblematica la delibera che verrà
assunta dall'assemblea del 19 p.v. in tema di "stock options".Questa
delibera conferirà al Consiglio "la facoltà
di riservare gli aumenti di capitale a dipendenti della Società
e/o delle società controllanti e/o controllate secondo
modalità e criteri di interesse sociale stabiliti dal Consiglio
di Amministrazione con ogni più ampio potere al riguardo".Molte
Società in questi mesi hanno convocato e convocano assemblee
per varare piani di incentivazione, tutte, però, hanno
ritenuto di illustrarne limiti, termini e portata ai propri azionisti
nella Relazione di presentazione.Il Consiglio della Recordati
è invece estremamente "laconico":Si propone pure
la modifica delle deleghe ex art.6 dello Statuto per consentire
nei più ampi limiti ora ammessi, aumenti di capitale riservati
a dipendenti a servizio di piani di stock options che il Consiglio
ha in studio avanzato ed intende varare con celerità".Il
Consiglio non specifica, pertanto, quali siano i contenuti di
questi piani e soprattutto non ne indica il "tetto" ai
fini degli aumenti di capitale: chiede e si auto approverà
una delega in bianco.E' sconcertante, poi, l'estensione del "piano"
anche a dipendenti delle Società "controllanti",
in quanto queste sono - attualmente - la FIMEI S.p.A.,
la NORFIN S.p.A. e la TORRE s.s.: le società
personali di Recordati, De Nora e Bollati.Recordati,
De Nora e Bollati - azionisti di controllo e Consiglieri della
S.p.A. - si conferiranno pertanto la facoltà di assegnare
azioni della "Recordati S.p.A." a "dipendenti" delle
loro società che, teoricamente, potrebbero essere loro
stessi e/o loro familiari !Inutile aggiungere che la politica
"centralistica" (per adottare una terminologia d'attualità)
voluta dagli azionisti di controllo si evidenzia anche il vincolo
del 3% di possesso azionario che, nell'assemblea del 19, verrà
votato per la presentazione della lista di minoranza ai fini dell'elezione
dei Sindaci. Nella Recordati, infatti, non ci sono "minoranze"
in grado di "coagulare" il 3% !Con una gestione così fortemente
"personalizzata" e con un flottante poco
significativo è da chiedersi se non sarebbe opportuno che
la Consob riesaminasse la posizione della Recordati, anche in
relazione agli obblighi per l'OPA.
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