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(Novembre/2009)
ASSO DI PICCHE
 
Unicredit
i Sensi di colpa

 


Ormai è questione di giorni per la delibera da parte del Cda di Unicredit che porterà alla nascita di quello che è stato definito il “bancone”, ovvero, la fusione in una unica realtà delle cinque banche controllate dalla holding: Unicredit Banca di Roma, Unicredit Banca, Unicredit Private Banking, Unicredit Corporate Banking e, infine, Banco di Sicilia.
Manco a dirlo le ragioni alla base di questa operazione sono la riduzione dei costi, la razionalizzazione delle risorse ed una più forte radicazione sul territorio. Insomma le classiche motivazioni legate ad ogni processo di ristrutturazione. Motivazioni che, ovviamente, erano anche alla base del famoso progetto S3, che nel 2003 portò alla nascita delle tre banche nazionali “specializzate per segmento di clientela”.

Non può non lasciare, quindi, qualche perplessità questo radicale cambio di rotta. Nonostante, infatti, il mondo bancario è in teoria cambiato dopo la grave crisi finanziaria dello scorso anno, questa inversione non può essere giustificata solo attraverso le classiche motivazioni ed in particolare dal fatto che porterà ad una riduzione dei costi per l'eliminazione delle cariche dei Presidenti e dei Consiglieri di Amministrazione delle cinque banche accorpate. Che i tagli siano ben più ragguardevoli è, infatti, la maggiore preoccupazione dei sindacati che temono che a rischiare il posto non siano pochi, e ben remunerati, Consiglieri, ma dai 5 ai 6 mila dipendenti che già godono di buste paga ben inferiori.

Se questa sia poi la ricetta giusta per ridare slancio alla banca dopo le ultime vicissitudini, solo il tempo lo potrà dimostrare. Per adesso i risultati lasciano di certo a desiderare per non parlare dell’andamento del titolo. Dopo le operazioni straordinarie sul capitale ora tocca a quelle sull’organizzazione, sperando che sui conti della società non incidano troppo i “costi di ristrutturazione”.

Nel frattempo, da notizie di stampa si apprend e che Unicredit ha pignorato due alberghi appartenenti al gruppo Italpetroli della famiglia Sensi , con la quale il Gruppo pare essere ormai arrivato ai ferri corti. Un atto decisamente forte che è ipotizzabile possa avere ripercussioni anche sull'AS Roma controllata sempre da Sensi, ma che probabilmente lascerà indifferente Alessandro Profumo che non è proprio tipo d'avere Sensi di colpa.