Ormai è questione di giorni per la delibera da parte
del Cda di Unicredit che porterà alla
nascita di quello che è stato definito il “bancone”,
ovvero, la fusione in una unica realtà delle cinque
banche controllate dalla holding: Unicredit Banca
di Roma, Unicredit Banca, Unicredit
Private Banking, Unicredit Corporate Banking
e, infine, Banco di Sicilia.
Manco a dirlo le ragioni alla base di questa operazione sono
la riduzione dei costi, la razionalizzazione delle risorse
ed una più forte radicazione sul territorio. Insomma
le classiche motivazioni legate ad ogni processo di ristrutturazione.
Motivazioni che, ovviamente, erano anche alla base del famoso
progetto S3, che nel 2003 portò alla nascita delle
tre banche nazionali “specializzate per segmento
di clientela”.
Non può non lasciare, quindi, qualche perplessità
questo radicale cambio di rotta. Nonostante, infatti, il mondo
bancario è in teoria cambiato dopo la grave crisi finanziaria
dello scorso anno, questa inversione non può essere
giustificata solo attraverso le classiche motivazioni ed in
particolare dal fatto che porterà ad una riduzione
dei costi per l'eliminazione delle cariche dei Presidenti
e dei Consiglieri di Amministrazione delle cinque banche accorpate.
Che i tagli siano ben più ragguardevoli è, infatti,
la maggiore preoccupazione dei sindacati che temono che a
rischiare il posto non siano pochi, e ben remunerati, Consiglieri,
ma dai 5 ai 6 mila dipendenti che già godono di buste
paga ben inferiori.
Se questa sia poi la ricetta giusta per ridare slancio alla
banca dopo le ultime vicissitudini, solo il tempo lo potrà
dimostrare. Per adesso i risultati lasciano di certo a desiderare
per non parlare dell’andamento del titolo. Dopo le operazioni
straordinarie sul capitale ora tocca a quelle sull’organizzazione,
sperando che sui conti della società non incidano troppo
i “costi di ristrutturazione”.
Nel
frattempo, da notizie di stampa si apprend e che Unicredit
ha pignorato due alberghi appartenenti al gruppo Italpetroli
della famiglia Sensi , con la quale il Gruppo pare essere
ormai arrivato ai ferri corti. Un atto decisamente forte che
è ipotizzabile possa avere ripercussioni anche sull'AS
Roma controllata sempre da Sensi, ma che probabilmente lascerà
indifferente Alessandro Profumo che non è proprio tipo
d'avere Sensi di colpa.
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