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(Ottobre/2009)
Saras S.p.A.
sperare nei conti!

Che per gli investitori il collocamento SARAS del 2006 "non fosse una scommessa, ma neppure un affare certo" era ben chiaro fin dall'inizio (cfr. ns art: "lo scudetto"), e le indagini aperte dalla Procura Milanese subito dopo l'IPO, a seguito dell'inchiesta del PM Luigi Orsi, ne sono in un certo senso l'indiretta conferma.

Le ipotesi di reato contestate sono: falso in prospetto e aggiotaggio informativo; in altre parole il Prospetto Informativo per l'accusa non sarebbe stato totalmente aderente alla realtà economico patrimoniale e finanziaria della Società e che, di conseguenza, la forchetta di prezzo individuata fosse un po' troppo "dilatata" verso l'alto, parametrata a valori non proprio concreti.
Si rammenta che il prezzo di collocamento nel 2006 era pari a 6 euro, mentre, la quotazione al 7 ottobre 2009 era pari a circa 2,54 euro.
L'indagine si è abbattuta come una scure sulla SARAS (anche se finora i fratelli Moratti non risultano indagati), ma soprattutto sulle Banche collocatrici che hanno intascato consistenti commissioni pari a circa 40 mln (JP Morgan circa 17 mln, Morgan Stanley circa 12 mln e Caboto circa 11 mln).

Sembrerebbe che da parte di alcuni Investitori "scottati" dalle perdite subìte si siano levate in coro "presunte" critiche sulle informazioni fornite in fase di IPO che non avrebbero opportunamente evidenziato alcune notizie ritenute indispensabili per una corretta valutazione sullo sviluppo futuro di SARAS. Inoltre, pare che "notizie di corridoio" avessero loro indicato una forte domanda, da parte di taluni non meglio identificati investitori, "omettendo", però, che la disponibilità alla sottoscrizione era a prezzi ben inferiori al minimo indicato dalla forchetta (intervallo di bookbuilding 5,25 euro - 6,50 euro).
Sarebbe, poi, emerso che molti degli Investitori Istituzionali disposti a pagare all'epoca 6 o più euro ad azione abbiano "just in time" ritirato la propria candidatura, evitando copiose perdite, ma non è noto da dove poi abbiano tratto tutte queste "provvidenziali" indicazioni interdette ai più!

All'Investitore Retail certamente questi "gossip" in via privilegiata non sono arrivati, tanto che effettivamente le domande di sottoscrizione sono state 295.872 ma solo 78.759 "fortunati" hanno avuto la possibilità di sottoscrivere le azioni SARAS per un controvalore di 413,40 mln, "svalutato" ad oggi a circa 174 mln!

Non è poi del tutto condivisibile la prassi adottata da quasi tutte le esordienti in odore di quotazione di incontrare "solo privilegiatamente" gli Investitori Istituzionali per dare loro tutte le informazioni e/o rassicurazioni al fine di valutare compiutamente e al meglio l'investimento.
Se è vero che i capitali degli Istituzionali destinati alle IPO sono ingenti, è anche vero che nella realtà questi "non rischiano soldi propri", mentre, per l'azionariato Retail il rischio è affrontato con fondi proprii e non con quelli altrui in gestione!

A scorrere il listino di Borsa (effetti della crisi a parte) di società che incomprensibilmente hanno accusato poco dopo l'IPO- e tuttora accusano - forti perdite nella quotazione dei titoli ve ne sono, e qualche dubbio sulla autenticità dei Prospetti divulgati e delle informazioni fornite, potrebbe a questo punto sorgere anche nei loro riguardi.

Per quanto sopra ci si interroga, inoltre, se :

  • i controlli e i criteri di approvazione dei Prospetti Informativi adottati da CONSOB non dovrebbero essere rivisti per dare più certezze e trasparenza a un mercato che soffre la mancanza di affidabilità delle informazioni diffuse anche tramite i circuiti ufficiali;
  • non fosse auspicabile sanzionare più drasticamente - qualora ravvisato - il comportamento certamente non proprio "etico" di taluni Investitori e/o collocatori che in virtù dell'importanza dei loro investimenti possono accedere "ufficiosamente" a informazioni riservate e pregiudizievoli;
  • non sarebbe opportuno incoraggiare le stesse Società ad adottare un atteggiamento più di apertura nei confronti degli Investitori Retail che spesso sono "strumentalizzati" in fase di collocamento, ottenendo talvolta notizie "filtrate", e più spesso successivamente considerati "indesiderati" qualora manifestino qualche volontà di condividere la vita aziendale partecipando alle assemblee.

Da quanto sopra sarebbe forse auspicabile una più "attiva" partecipazione di CONSOB al processo di "approvazione" che dovrebbe contemplare non solo una analisi per esprimere un giudizio "di forma" ma soprattutto "di sostanza", certificando e rendendosi garante anche nei confronti dell'azionariato Retail della autenticità e aderenza del contenuto dei Prospetti alla realtà.

Tornando alla Saras, è indubbio che qualora si arrivasse a una condanna per gli attori coinvolti, la stessa rappresenterebbe di certo, un importante precedente che potrebbe aprire le porte ad altre cause simili. In attesa, quindi, del giudizio di chi è rimasto "scottato" dalla quotazione, resta solo l'auspicio che il titolo riprenda quota, mosso, magari, da una misteriosa e nuova fonte d'energia.

In attesa che la Procura milanese faccia le sue valutazioni, agli azionisti non resta che sperare nei conti!