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Questa
fusione non s’ha da fare, o meglio non a queste condizioni
e con questo concambio, questo praticamente il volere dei
piccoli azionisti che a turno hanno manifestato tutto il loro
disappunto per l’operazione di fusione di Alleanza
in Generali.
Non è bastata, come prevedibile, la pur approfondita
presentazione del Presidente Amato Luigi Molinari,
per placare gli animi e dissuadere gli scontenti, così
come è stata concepita l’operazione alla maggioranza
(in termini di numeri non di voti) dei soci presenti proprio
non va giù ed in effetti è difficile dargli
torto. Purtroppo, per loro, però, in veste di “Renzo”
non c’è un ragazzotto di paese ma una società,
come Generali, abituata a portare a termine le operazioni
che si prefigge, per cui il loro disappunto è caduto
nel vuoto,l’operazione si farà e la Borsa dirà
addio dopo che alla Toro, anche ad Alleanza.
Certo è che se a questa Società si aggiunge,
anche, l’acquisizione e la seguente fusione con l’Ina,
è veramente incredibile come il Leone di Trieste in
questi ultimi anni si sia mangiato alcune fra le più
importanti e storiche compagnie d’assicurazione italiane
e chissà se, antitrust permettendo, ha davvero finito
l'appetito.
Al di là delle legittime perplessità sul concambio
relativamente al quale è già stata fatta da
altri un’accurata analisi, restano comunque quelle sulla
reale implementazione del piano che ha portato alla scelta
della fusione. Se, infatti, molto raramente nelle aggregazioni
1+1 = 2, (nei migliori dei casi è infatti 1,5), viene
da chiedersi quale sarà il risultato adesso che l’operazione
riguarda tre società: Generali Alleanza e Toro assicurazioni,
che hanno fra loro radici culturali e storiche profondamente
diverse.
Chiedere ad un agente abituato a vendere prodotti "vita"
di vendere anche "danni" è facile
a dirsi ma difficile a farsi. Nella sua presentazione in assemblea
il Presidente Molinari ha sottolineato di come sarebbe importante
l’aumento dei ricavi se solo un agente Alleanza oltre
a vendere i prodotti "vita" vendesse anche
un solo prodotto "danni" alla settimana
e/o viceversa (se un agente Toro vendesse un prodotto "vita").
Se in teoria il discorso non fa una piega, la pratica è
tutt’altra storia e prima che ciò possa avvenire
la rete agenziale deve essere ben preparata attraverso appositi
corsi di formazione, nonché, ovviamente, ben incentivata
sul piano economico.
In attesa che ciò avvenga quello che c’è
di certo è l’insoddisfazione mostrata in assemblea
dai piccoli ( rispetto a Generali ) azionisti anche nei confronti
del Consiglio. E proprio riguardo al Cda sarebbe interessante
sapere se la delibera di fusione è stata presa all’unanimità
e se erano presenti tutti i Consiglieri. Senza, infatti, dubitare
in alcun modo della imparzialità dei Consiglieri che
sicuramente, come dovuto, avevano a cuore gli interessi della
società e non della Capogruppo, quanto questa decisione
appare essere stata presa a Trieste lo si può anche
dedurre da un piccolo ma significativo elemento. Nella pagina
del sito di Alleanza nella quale ci sono i comunicati stampa
emessi dalla stessa, mentre tutti gli altri sono scaricabili
direttamente, per quello relativo alla delibera del Cda in
merito alla fusione vi è un link che porta alla pagina
comunicati stampa del sito delle Generali. Chissà forse
rappresenta il primo esempio di sinergie derivanti dalla fusione.
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Come
nota di colore, vale la pena sottolineare che l’immagine
del logo della Società può essere vista
come un segno premonitore, nel quale invece che San Giorgio
che uccide il drago, potrebbe esserci Perissinotto
(AD di Generali) che trafigge (ovviamente in senso figurato)
gli azionisti di Alleanza. Quando si dice il destino... |
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