Guido
Grassi Damiani,
Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Damiani,
ha annunciato che: ”nei momenti difficili sono tutti
obbligati a fare ottimizzazioni, soprattutto su quei costi
che non hanno un impatto immediato sulla top line. Credo che
sia giusto dare il buon esempio, proprio a partire dal management”.
L’obbiettivo dichiarato è quello di ridurre il
costo dei Cda del gruppo almeno del 10%.
Che in momenti di crisi come questo il taglio dei costi sia
necessario è evidente, che il buon esempio debba venire
dall'alto è auspicabile, va, tuttavia, preso per quello
che è, ovvero, niente più che un provvedimento
più efficace dal punto di vista dell'immagine che dei
costi.
Sempre “nell’ottica del contenimento dei costi
per fronteggiare il difficile contesto economico”
il Gruppo Bulgari ha deciso di non sostituire
il dimissionario CFO, ma di affidare la Direzione Centrale
Amministrazione Finanza e Controllo, all’attuale Direttore
Centrale del Personale Organizzazione e Sistemi Informatici,
che vedrà, quindi, aumentarsi il lavoro, ma non presumibilmente
lo stipendio.
In questo caso, tuttavia, il Mercato non sembra proprio aver
apprezzato tanto che il titolo dall'annuncio dell'uscita del
manager alla conseguente ridistribuzione delle deleghe, ha
perso ben il 5%.
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Per
dovere di cronaca, va detto che la prima Società a
ridurre il CDA per contenere i costi è stata l'Aicon
che ha, non solo ridotto il numero dei Consiglieri,
ma ha praticamente rinnovato 3/5 del CDA (del vecchio Consiglio
sono, infatti, stati riconfermati solo il Presidente e principale
azionista Pasquale Siclari e Angelo
Sidoti).
Una decisione questa, tuttavia, che porta, comunque, ad alcune
riflessioni.
Secondo questa impostazione, infatti, il Consiglio, o almeno
alcuni Consiglieri, rappresentano per la società dei
costi e, quindi, come tali, in momenti di crisi, vanno “tagliati”.
Se così fosse ha assolutamente ragione chi sostiene
che i CDA servono solo per dare poltrone, ma non forniscono
alcun contributo attivo alla società. Inutile, quindi,
parlare di Consiglieri Indipendenti, dei vari Comitati ecc,
ecc.
Se, invece, i Consigli servono per dotare la società
delle necessarie competenze affinchè la stessa sia
guidata al meglio, allora ridurre il numero di Consiglieri
in momenti di crisi è come togliere i timonieri durante
una tempesta.
La riduzione dei Consiglieri, quindi, potrebbe essere interpretata
come:
1)
fino ad oggi sono state "sprecate" risorse
economiche dotando il CDA di un numero di Consiglieri superiore
a quello necessario.
2)
Pur di risparmiare la società preferisce rinunciare
a competenze comunque necessarie.
Ognuno
è libero di pensarla, ovviamente, come vuole, certo
è che a questo punto tanto varrebbe affidare la Società
ad un Amministratore Unico, un solo socio, quindi, al
ponte di comando.
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