Il
22 gennaio 2009 si è tenuto un Consiglio di Amministrazione
della FIAT, presieduto da Luca Cordero
di Montezemolo, che ha esaminato i risultati di Gruppo
consuntivati al Quarto trimestre 2008 a fronte dei quali la
"FIAT GROUP chiude un 2008 con il suo più
alto risultato della gestione ordinaria, pur in presenza di
condizioni di mercato che si sono fortemente indebolite nell'ultimo
trimestre".
| (€/milioni) |
Esercizio
2008 |
IV
Trimestre 2008 |
| |
|
|
Ricavi
netti |
59.380 |
13.092 |
Risultato
della gestione ordinaria |
3.362 |
663 |
Margine
della gestione ordinaria |
5,7% |
5,1% |
Risultato
operativo |
2.972 |
256 |
Risultato
ante imposte |
2.187 |
-79 |
Utile
netto |
1.721 |
180 |
Nonostante
un Risultato Netto positivo, anche se marcatamente inferiore
a quello consuntivato l'anno precedente, il CdA ha deciso
di non distribuire dividendi per il 2008, eccezion fatta per
le azioni di risparmio (25 ML) così come previsto nello
Statuto della Società per "preservare la liquidità".
Una distribuzione sarebbe risultata certo eticamente non sostenibile
in un momento in cui lo stesso Marchionne ha lanciato una
forte richiesta di aiuto al Governo, per altro subito raccolta
dal premier Silvio Berlusconi che - cancellando
ogni impegno in agenda ha convocato per il 28 gennaio p.v.
"un tavolo con i rappresentanti del settore auto"
per vagliare tutte le possibili misure anti-crisi finalizzate
al sostegno del comparto auto, compresa quella di un "ingresso
dello Stato nel Lingotto".
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Nella
stessa seduta - su proposta del Comitato Remunerazione di
cui fanno parte: Roland
Berler,
Luca Garavoglia e Mario Zibetti
- il CdA ha anche esaminato "l'efficacia degli strumenti
di fidelizzazione in essere nei confronti dell'amministratore
Delegato Sergio Marchionne alla luce del momento particolarmente
delicato per il settore automobilistico a livello mondiale
e dell'andamento dei mercati finanziari".
Ricordiamo che nel 2004 era stato attribuito a Marchionne
un piano di stock option riguardante n. 10.670.000 opzioni
per l'acquisto di altrettante azioni FIAT esercitabili dal
1 giugno 2008 fino al 1 gennaio 2010 al prezzo di euro 6,583.
Inoltre il 3 novembre 2006 il Cda aveva approvato un altro
piano di stock option quadriennale per n. 5.000.000 di opzioni
al prezzo di euro 13,37 esercitabile a partire da novembre
2010.
Da giugno 2008 ad oggi il titolo ha innescato una retromarcia
inarrestabile scendendo dai 15.23 euro per azione di allora
ai circa 3,50 attuali.
Quasi
sicuramente Marchionne rimpiange la decisione di non aver
esercitato allora i diritti maturati che gli avrebbero fruttato
una plusvalenza di circa 20 ML, forse troppo "confident"
del successo del piano di rilancio della holding che però
non prendeva in cosiderazioni "variabili straordinarie
imprevedibili ed incontrollabili" che, invece, si
sono verificate.
Il
clima di grande incertezza in cui versa il settore dell'auto
o forse anche il timore che Marchionne possa essere attratto
da altre proposte "più appetibili"
hanno indotto prontamente il CdA a "ripristinare
e prolungare le capacità di fidelizzazione oggi venuta
meno a seguito di eventi di straordinaria rilevanza e del
tutto indipendenti dalla performance del management attraverso
la reintroduzione di vincoli di maturazione e l'estensione
del periodo di esercizio" del piano 2004 in essere
che sarà esercitabile, quindi, alle stesse condizioni,
dal 1 gennaio 2011 fino al 1 gennaio 2016.
Quanto
si siano rivelati inutili i piani di stock option per "fidelizzare"
i managers è stato più volte confermato dai
fatti, basti pensare a Silvano Cassano e
a Rocco Sabelli (cfr. ns. art: "Stock
options: una consistente buonuscita".) che esercitarono
le stock options proprio prima di dimettersi, e questi non
sono sicuramente esempi isolati!
Che
per Marchionne, poi, non sia solo una questione di "vil
denaro" ma di prestigio e di condivisione di progetti
per il futuro con gli altri componenti del management, e ancora
di fedeltà nonchè correttezza nei confronti
dell'azionariato di riferimento, lo dimostra la rinuncia all'esercizio
dei diritti maturati il giugno scorso, rendendo, pertanto,
ancora più inutili e inopportune le attuali misure
prese per "vincolarlo alla FIAT".
Certo
oggi come oggi è quasi impossibile pensare una Fiat
senza Marchionne ma è anche difficile immaginare un
Marchionne senza Fiat.
Il
connubio che lega l'uomo all'azienda pare, infatti, essere
simile a quello che ancora esiste fra Schumacher e
la Ferrari. Le uniche vere ragioni che ad oggi potrebbero
spingere il manager a lasciare la guida del Gruppo Fiat potrebbero
essere contrasti di strategie e di vedute con i principali
azionisti, ovvero, con la famiglia Agnelli,
ma in quel caso è facile ipotizzare che non sarebbero
certo le stock options a trattenerlo. Staremo, quindi, a vedere
fino a quando questo matrimonio sarà felice o se verrà
un momento nel quale, uno dei due chiederà
il divorzio.
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