(Settembre/2008)
Arena Agroindustrie Alimentari S.p.A.
un gallo nel pollaio


I dati consuntivati nel primo semestre del 2008 dal Gruppo Arena hanno evidenziato una forte perdita non solo dell'EBITDA ma, conseguentemente, anche del Risultato Operativo. Il Conto economico consolidato ha, infatti, consuntivato quanto segue:

euro/000
30/06/2008
30/06/2007
Ricavi
178.860
147.844
EBITDA
(13.774)
1.224
Risultato Operativo
(24.929)
(9.960)
Risultato ante imposte
(34.095)
(11.893)
Risultato netto
(31.551)
(12.039)

A fronte di un aumento dei ricavi del 21% circa per lo più imputabile ad una crescita dei prezzi medi e solo in minor misura all'aumento dei volumi di vendita, fa riscontro, invece, una consistente perdita dell'EBITDA che era positivo per 1,2 mln al 30/6/2007, mentre, chiude in negativo con 13,8 mln al 30/6/2008.
Anche il Risultato operativo ha registrato un aumento in negativo passando dai 9,9 mln del primo semestre 2007 ai 30 mln del corrispondente semestre 2008.

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Il Consiglio di Amministrazione, "correndo ai ripari", ha tenuto a precisare nel comunicato stampa del 30/8/2008, che l'imprevisto e straordinario aumento dei costi delle materie prime causate da "forti speculazioni" sono le principali cause delle performance deludenti del Gruppo, e che nel mese di maggio si è "registrata un'inversione di tendenza rispetto alla congiuntura negativa precedente".

Tale inversione pare non sia sufficiente, però, a riportare in positivo i Risultati che da qualche anno stentano a decollare (cfr. ns art: Roncadin "un trimestre in rosso"; "un "pollo" Arena" ), pertanto è allo studio un "programma di riorganizzazione produttiva" che implica la concentrazione in un unico sito delle funzioni nevralgiche del gruppo per massimizzare l'efficienza produttiva e la probabile vendita di "proprietà immobiliari non strategiche ". Una decisione che si può definire, quanto meno, tardiva.

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Pesanti riflessi negativi si sono riversati, anche, sull'equilibrio finanziario del Gruppo esposto nei confronti della JP Morgan per circa 25 mln a seguito di un prestito obbligazionario non convertibile emesso solo nel settembre 2007. Per supportare talune strategie di sviluppo della Società e la cui impossibilità di rimborso alle scadenze stabilite avrebbe potuto far scattare la richiesta del pagamento immediato delle somme in linea capitale.
Una tensione finanziaria che ha fatto ipotizzare alla Società di Revisione Price WaterHouseCoopers nella sua Relazione al Bilancio consolidato semestrale "l'esistenza di una incertezza rilevante che può far sorgere dubbi significativi sulla continuità aziendale del Gruppo". Il Patrimonio Netto si è ridotto da 58 mln a 32 mln, mentre, la PFN è rimasta sostanzialmente invariata in negativo sui 46 mln.

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Un accordo di rinegoziazione del prestito tra l'Arena e la JP Morgan è stato comprensibilmente raggiunto prevedendo la conversione in azioni Arena di una parte del prestito pari a 12,5 mln "ad un prezzo di conversione ugaule al prezzo medio di mercato nei sei mesi precedenti meno uno sconto del 25%".

Una soluzione che ha più del "piano di salvataggio in extremis" che non dell' accordo "siglato per dare un importante supporto al piano di rilancio della Socetà" così come definito nel Comunicato Stampa del 3/9/2008, lo stesso piano che fino ad oggi non ha, evidentemente, dato i risultati sperati !

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Certo è, però, che la JP Morgan ha già reclamato il diritto di aver maggior peso nella gestione della società facendo cooptare e nominare Amministratore Delegato il Dott. Massimo Cungi che "vanta una consolidata esperienza nel settore industriale e finanziario ed in situazioni di tournaround", e si è riservata per i prossimi tre anni la facoltà di designare tre dei sette membri del Consiglio di Amministrazione, un sindaco effettivo e un sindaco supplente.

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Senza nulla togliere alla preparazione e alla indubbia professionalità nel nuovo Amministratore Delegato che si trova ad affrontare il difficile e per nulla scontato problema del rilancio economico e finanziario del gruppo, resta, però, il fatto che "il più grande dei problemi poteva essere risolto quando era piccolo" (Cfr. ns. archivio: Roncadin") , e anche se, nonostante la conversione, Dante di Dario manterrà il controllo "formale" della "sua" società (per conservare quello sostanziale ha ottenuto un diritto di opzione sulla totalità delle azioni Arena possedute da JP Morgan a partire dal settembre 2012 e fino al gennaio 2013 ) ora dovrà prendere atto di non essere più "il solo gallo del pollaio"!