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Se non si tratta di una prima assoluta, poco ci manca. L'assemblea
degli azionisti di Iride, società quotata alla
Borsa Italiana, su proposta di alcuni soci istituzionali (il
Fondo Amber, la Fondazione Crt e Intesa San
Paolo) ha deliberato un incremento del dividendo rispetto
a quello proposto dal Consiglio di Amministrazione, ovvero,
invece di 0,070 euro, 0,085 euro. Ben felici di tale proposta
sono stati, infatti, i due soci di maggioranza, ovvero, il
comune di Genova e quello di Torino, i quali, evidentemente,
avevano bisogno di fare cassa, che si vedranno entrare nelle
casse globalmente, circa 5 milioni di euro in più di
quanto preventivato. Alla Società questo "extra"
costerà, all'incirca, 10 milioni di euro, non proprio
bruscolini.
Nel
comunicato stampa emesso dalla Società a fine assemblea
non vi è nessun commento da parte del CDA su questa
modifica e di come l'imprevisto esborso vada ad impattare
sui piani economici e finanziari della Società.
Fermo
restando che l'assemblea dei soci è sovrana e che,
quindi, spetta giustamente a questa deliberare in tema di
distribuzione dell'utile, va considerato che quello che il
CDA ha proposto all'assemblea è il dividendo ritenuto
idoneo a remunerare il capitale investito ed a deliberare
accantonamenti per sostenere i piani di sviluppo della società
stessa.
Una
delibera (l'aumento del dividendo) votata dall'assemblea in
dissenso con gli Amministratori.
Un silenzio, quello degli Amministratori, che "scotta".
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