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"Milano
Finanza" del 19 aprile u.s. dedica un lungo articolo
con il titolo:
"L'associazione delle banche ha avuto un atteggiamento
troppo guardingo verso le liberalizzazioni e le altre iniziative
legislative. Approfitti del Faissola-bis e delle nozze con
l'Ania per recuperare l'errore" "L'Abi
si rifaccia l'immagine".
Un
testo pieno di annotazioni negative, peraltro, sempre temperate
da commenti assolutivi.
Più
"duro" l'articolo "Il magro bilancio
dell'Abi di Faissola" pubblicato da "Libero"
del 24 aprile u.s.. Nel testo, infatti, si legge:
"Nel biennio 2006-2008 di presidenza Faissola, non
c'è stato un solo argomento su cui l'Abi abbia avuto
un ruolo guida o in cui si sia mossa prima che le autorithy
o il governo intervenissero. Ha ragione da vendere perciò
l'Unicredit di Alessandro Profumo, che si è dissociato
dalla riconferma di Faissola non certo per una disistima personale
verso il banchiere dell'Ubi quanto perchè convinto
che metodo e strategie seguite fin qui dall'Abi targata Bazoli
siano inadeguati".
Sembra,
perfino, strano che si evidenzino solo dopo il rinnovo alla
Presidenza di Corrado Faissola i limiti di una conduzione
appiattita su ciò che è stato e priva della
capacità (e/o volontà) di adeguarsi alla dinamica
di un mercato in continua rapida evoluzione sia in Italia
che all'estero, soprattutto, nel rapporto banca/cliente.
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L'intervento
di Faissola al Convegno organizzato dalla Aedbf (Associazione
europea per il diritto bancario e finanziario) a Napoli è
sotto questo profilo, emblematico.
La
stretta di Draghi sulla Governance negli Istituti di
Credito è stata certo un boccone amaro per il sistema
bancario, abituato, da sempre, a poter scegliere ed agire
in totale autonomia.
La
neo costituita Federazione "Abi-Ania"
nella coordinazione fra banche ed assicurazioni è un
punto di svolta con la concentrazione di due Gruppi di potere
e, fors'anche, di Lobby.
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Stà
di fatto che l'ABI sarebbe - e dovrebbe - intervenire in un
sistema del credito fortemente sbilanciato. Ai privati che
cedono un quinto dello stipendio le banche applicano un tasso
che va dal 10,34% al 17,27%, per i prestiti alle imprese,
le banche applicano, mediamente, tassi dal 6,63% al 7,35%.
Detto
tutto ciò, ritenere Faissola come un innovatore riformista
è forse troppo.
Per
anni - prima in Banca e poi in ABI - il suo essere è
in qualche misura demodè.
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