(Aprile/2008)
Gruppo De Benedetti
più ombre che luci

 

Riflettori accesi sul Gruppo De Benedetti, soprattutto, dalla notizia che il 45% delle azioni della Cofide (praticamente tutta la quota di controllo della famiglia De Benedetti) è stata costituita in pegno a tre Istituti bancari.

La Bim, di cui De Benedetti è Vice Presidente ed importante azionista, Intesa S.Paolo e Monte Dei Paschi di Siena.

Non sono stati resi noti gli importi ricevuti a fronte dei pegni. L'entità degli stessi è, comunque, tale che consente di ipotizzare che trattasi di cifre di rilievo.

Il fatto che De Benedetti abbia pignorato le azioni Cofide, è, comunque, un elemento di cui è doveroso tenere conto nella valutazione del Gruppo e delle sue strategie.

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"MF" del 23 aprile u.s. pubblica un lungo articolo intitolandolo:
"I conti del primo trimestre affossano il titolo Sogefi, che lascia sul terreno il 10,7%.
Il titolo grande è stato :"Martedì nero per De Benedetti".
Il catenaccio:" Scivola anche l'Espresso (-5%). In una seduta le azioni della galassia dell'Ingegnere bruciano 155 mln di capitalizzazione. Da inizio anno il saldo negativo supera quota 1,3 miliardi".

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L'assemblea della Sogefi ha deliberato un maxi dividendo di 1,40 euro per azione. La Società ha staccato un totale di 160 milioni di cui poco più di 90 milioni sono stati incassati dalla Capogruppo CIR. Anche in questa operazione è possibile rilevare un sostegno finanziario alla CIR, necessità, evidenziata dai pegni. Stà di fatto che - come è noto - l'utilizzo di riserve comporta movimenti nel conto patrimoniale, ma avviene - e può avvenire - solo per cassa con ovvia conseguenza di aumentare l'indebitamento finanziario e gravarlo di maggiori oneri bancari.

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La CIR nel primo trimestre ha registrato un Utile netto consolidato di 17,3 milioni, rispetto ai 28,3 milioni rispetto all'anno precedente.

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Si legge su "Libero Mercato"del 30 aprile u.s :"Verso l'assise. Acque agitate fra i soci M&C e De Benedetti""Goldman, Cerberus e altri contrari allo stravolgimento della governance".

Nel testo è scritto:
"Sotto un'atmosfera di calma apparente, che cela un braccio di ferro fra grandi azionisti". De Benedetti ed il socio Giovanni Tamburi vorrebbero riforme statutarie che rafforzassero i poteri degli amministratori.

Una "grana" in più per l'Ingegnere.

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L'andamento borsistico dei titoli registra una situazione nuova per De Benedetti, un finanziere che in Borsa e con la Borsa ha sempre operato, spesso, con successo.

Cede la Cofide, non tornano i conti dell'Editoriale L'Espresso, non brilla la Cir che ha dovuto registrare nel proprio bilancio un indebitamento finanziario netto di 1.367,6 milioni di euro, in aumento su quello dell'anno precedente (883 milioni al 31 dicembre 2006).

Non sembrano carte in grado di "rettificare" il futuro in modo positivo (e determinante) le iniziative nel campo della salute su cliniche e case per gli "anni azzurri" e neppure quelle nel settore turistico.

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In buona sostanza, sul Gruppo De Benedetti gravano più ombre che luci.