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Riflettori
accesi sul Gruppo De Benedetti, soprattutto, dalla
notizia che il 45% delle azioni della Cofide (praticamente
tutta la quota di controllo della famiglia De Benedetti) è
stata costituita in pegno a tre Istituti bancari.
La
Bim, di cui De Benedetti è Vice Presidente ed
importante azionista, Intesa S.Paolo e Monte Dei
Paschi di Siena.
Non
sono stati resi noti gli importi ricevuti a fronte dei pegni.
L'entità degli stessi è, comunque, tale che
consente di ipotizzare che trattasi di cifre di rilievo.
Il
fatto che De Benedetti abbia pignorato le azioni Cofide, è,
comunque, un elemento di cui è doveroso tenere conto
nella valutazione del Gruppo e delle sue strategie.
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"MF"
del 23 aprile u.s. pubblica un lungo articolo intitolandolo:
"I conti del primo trimestre affossano il titolo Sogefi,
che lascia sul terreno il 10,7%.
Il titolo grande è stato :"Martedì nero
per De Benedetti".
Il catenaccio:" Scivola anche l'Espresso (-5%). In
una seduta le azioni della galassia dell'Ingegnere bruciano
155 mln di capitalizzazione. Da inizio anno il saldo negativo
supera quota 1,3 miliardi".
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L'assemblea
della Sogefi ha deliberato un maxi dividendo di 1,40 euro
per azione. La Società ha staccato un totale di 160
milioni di cui poco più di 90 milioni sono stati incassati
dalla Capogruppo CIR. Anche in questa operazione è
possibile rilevare un sostegno finanziario alla CIR, necessità,
evidenziata dai pegni. Stà di fatto che - come è
noto - l'utilizzo di riserve comporta movimenti nel conto
patrimoniale, ma avviene - e può avvenire - solo per
cassa con ovvia conseguenza di aumentare l'indebitamento finanziario
e gravarlo di maggiori oneri bancari.
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La
CIR nel primo trimestre ha registrato un Utile netto consolidato
di 17,3 milioni, rispetto ai 28,3 milioni rispetto all'anno
precedente.
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Si
legge su "Libero Mercato"del 30 aprile
u.s :"Verso l'assise. Acque agitate fra i soci
M&C e De Benedetti""Goldman, Cerberus e
altri contrari allo stravolgimento della governance".
Nel
testo è scritto:
"Sotto un'atmosfera di calma apparente, che cela un
braccio di ferro fra grandi azionisti". De Benedetti
ed il socio Giovanni Tamburi vorrebbero riforme statutarie
che rafforzassero i poteri degli amministratori.
Una
"grana" in più per l'Ingegnere.
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L'andamento
borsistico dei titoli registra una situazione nuova per De
Benedetti, un finanziere che in Borsa e con la Borsa ha sempre
operato, spesso, con successo.
Cede
la Cofide, non tornano i conti dell'Editoriale L'Espresso,
non brilla la Cir che ha dovuto registrare nel proprio
bilancio un indebitamento finanziario netto di 1.367,6 milioni
di euro, in aumento su quello dell'anno precedente (883 milioni
al 31 dicembre 2006).
Non
sembrano carte in grado di "rettificare"
il futuro in modo positivo (e determinante) le iniziative
nel campo della salute su cliniche e case per gli "anni
azzurri" e neppure quelle nel settore turistico.
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In
buona sostanza, sul Gruppo De Benedetti gravano più
ombre che luci.
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