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Da qualche anno, i fascicoli di bilancio redatti dalle società
quotate si sono "arricchiti" di un nuovo
volume dedicato alla Corporate Governance, nel quale i Cda
delle società riferiscono sull'attività svolta
e sulle procedure messe in atto relativamente al "governo
societario". Molto, troppo spesso, purtroppo, però
si tratta di mere parole a cui non seguono fatti, ovvero,
pure enunciazioni redatte perché così è
previsto dal codice di autodisciplina come dimostra il fatto
che a leggerle sono spesso uguali nonché ripetitive.
In questo desolante panorama sorprende, anche se non tanto,
che una società decida di far valutare da un ente esterno
la propria "Corporate Governance", attraverso
un'analisi attenta e scientifica. La sorpresa poi potrebbe
essere ancora maggiore nello scoprire che questa società
fa parte di un gruppo il cui azionista di maggioranza è
il ministero del tesoro. In realtà quello che fa sì
che non si resti "sorpresi" è la storia
della società, ovvero, l'Ansaldo STS, che fin
da quando si è quotata in Borsa nel 2006 ha scelto
di adottare tutti i comportamenti e gli strumenti più
avanzati in tema di Corporate Governance.
Di questo, infatti, ha dato atto la valutazione effettuata
dalla Società Spencer & Stuart, che ha riconosciuto
come il funzionamento, la dimensione e la composizione del
Consiglio d'Amministrazione sono in linea con i principi ed
i criteri applicativi del Codice di Autodisciplina di Borsa
Italiana e con le Best Practices di cui sopra. Di questo
sembra aver dato atto anche il mercato considerato che Ansaldo
STS è l'unica società approdata in Borsa nel
2006 il cui valore è ancora superiore a quello della
quotazione.
E' difficile dire se la strada aperta da Ansaldo STS verrà
seguita da altri, forse si, probabilmente no, resta il fatto
che la strada ora è aperta, per cui chi sceglierà
di non percorrerla dovrà almeno spiegarne il perchè.
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