(Marzo/2008)
 
Gruppo Seat Pagine Gialle S.p.A.
……più fantascienza che scienza


Raramente, per non dire quasi mai, una presentazione fatta agli analisti ha avuto un effetto così negativo sul titolo come quella di Seat Pagine Gialle. Nella giornata dell'incontro tenutosi in data 19/03/08, infatti, il titolo della società che pubblica le pagine gialle ha continuato, quasi senza mai arrestarsi, il suo declino fino ad arrivare a lasciare sul terreno ben il 23%, da inizio anno il 28%. Una vera e propria "Waterloo" che dovrebbe far riflettere e a lungo l'Amministratore Delegato della Società Luca Majocchi, ex "enfant prodige" di Unicredito, che pare uscì dalla banca per non restare all'ombra di Profumo.

Ad impressionare, oltre alla forte caduta del valore dell'azione, è anche l'elevato numero di titoli. Pertanto,
in data 19 sono stati, infatti, scambiati ben 444 milioni di pezzi, pari a circa il 5,3% del capitale, mentre, la media negli ultimi 30 giorni era stata di 84,6 milioni di pezzi.
Non pare proprio, quindi, che abbiano avuto l'effetto sperato le parole di Majocchi che ha cercato di rassicurare la comunità finanziaria dichiarando:" Seat è solida, prevediamo che il PIL italiano nel 2008 cresca dello 0,5%, ma anche se la crescita fosse pari a 0 abbiamo risorse a sufficienza".
Beato ottimismo.

Agli investitori non è piaciuto, neanche, quanto scritto nel comunicato stampa emesso il 18 marzo dalla società specialmente con riferimento al dividendo, ovvero:" nell'attuale momento del mercato del credito, la Società ha adottato una politica finanziaria basata sull'allocazione prioritaria delle risorse finanziarie disponibili al ripagamento del debito e allo sviluppo delle attività Internet in Italia. Il Consiglio d'Amministrazione ha, pertanto, deciso di proporre all'Assemblea di non procedere alla distribuzione di dividendi per il 2008. Il Consiglio ha, inoltre, deliberato di anticipare il pagamento di parte della rata di rimborso del debito senior in scadenza a fine giugno per un ammontare di 35 milioni di euro ".

L'indebitamento finanziario netto al 31.12.07 ammonta a € milioni 3.274,3 a fronte del patrimonio netto di € milioni 1.123,8.
Resta da capire, quindi, quanto la scelta di lasciare a secco gli azionisti sia stata una "scelta" spontanea e non piuttosto "spintanea", ovvero, suggerita se non richiesta da uno degli Istituti di Credito con i quali la società è esposta.
Relativamente poi a Internet, appare alquanto peculiare che il Consiglio d'Amministrazione si sia accorto solo adesso della sua straordinaria diffusione tanto da ritenerlo una opportunità strategica per Seat.

Per quanto riguarda i dati di bilancio della Società essi si possono così riassumere:

(valori espressi in milioni di €)
2007
2006
     
Ricavi delle vendite e delle prestazioni
1.453,6
1.460,2
Costi per materiali e servizi esterni
(504,2)
(568,9)
Costo del lavoro
(246,4)
(231,8)
Margine operativo lordo (MOL)
703,0
659,5
Risultato operativo prima degli ammortamenti, degli oneri netti non ricorrenti e di ristrutturazione (EBITDA)
650,2
611,4
Risultato operativo (EBIT)
429,1
402,1
Oneri finanziari netti
(239,3)
(246,2)
Risultato dell'esercizio
98,4
80,1

Il fatturato come si vede è stato essenzialmente stabile, più che modesto è il miglioramento del MOL riconducibile, soprattutto, alla riduzione dei costi per materiali e servizi esterni, mentre, è cresciuto il costo del lavoro. Un anno, quindi, non di quelli che addolciscono il palato degli azionisti, reso ancora più amaro dalla mancata distribuzione del dividendo. L'andamento del titolo appare, dunque, più che giustificato.
Non sembrano migliori le aspettative per l'anno in corso, per il quale la società prevede in Italia una crescita dei ricavi in linea con quella del 2007, dato ad oggi non ancora disponibile ma, soprattutto, un EBITDA consolidato atteso a circa 610 milioni (650 milioni nel 2007), "a fronte di oneri una tantum e di investimenti per la crescita in Italia e all'estero, che si prevede avranno un impatto positivo sui risultati del 2009."

Considerato che i risultati del 2007 sono stati impattati da "alcune criticità legate ad una evoluzione dello scenario economico diversa rispetto alle attese", non resta che sperare che questa volta abbiano visto giusto anche se la premessa (un Pil in crescita in Italia dello 0,5 %) ad oggi, sembra più essere fantascienza che scienza.