(Marzo/2008)
ASSO DI PICCHE
 
Banco Popolare S.p.A.
divorzio di amanti delusi


Da "Affari e Finanza" del 10 marzo u.s. stralciamo:

"sulle quotazioni della banca scaligera si è abbattuto qualcosa di simile ad uno tsunami rispetto ai valori di fine giugno, cioè a ridosso della fusione con la Bpi, la capitalizzazione si è dimezzata. Oggi la Popolare quota, infatti, 7.553 milioni, mentre, all'epoca la Verona e Novara valeva da sola in Borsa 7.735 milioni di euro (valori di chiusura del 27 giugno scorso) e la banca con cui si apprestava a fondersi, la Bpi, ne valeva quasi altrettanti, 7.483 milioni. Alla stessa data Banca Italease - già nel pieno del ciclone derivati - valeva 1.739 milioni. Oggi la capitalizzazione è scesa a poco più di mille, ma in compenso il Banco Popolare, che ne controlla il 30%, ha perso molto di più. Ha perso, grosso modo, quanto l'intera capitalizzazione della Popolare Italiana".

Ed ancora:

"dal momento della fusione (2 luglio) ad oggi, il Banco ha perso a Piazza Affari poco meno del 50% (il 46,5%), mentre, il Mibtel ha ceduto il 22. La conseguenza, in termini di valore, è che Verona è"dimagrita" di una banca".

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Certo non è agevole capire e spiegare questo andamento del titolo anche perchè i risultati della gestione, pur tenendo conto di tutti i problemi collegati e derivanti dalla fusione con la Lodi, possono considerarsi soddisfacenti. Verrebbe da ipotizzare la totale uscita dall'azionariato di tutti, o quasi, i soci della Lodi, prima legati alla stessa Lodi da motivi affettivi e/o di campanilismo e poi refrattari all'unione con la Novara.

In sostanza, il divorzio di amanti delusi.