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Da un'analisi apparsa sui principali giornali economici è
emerso che delle ultime 29 IPO solo due si sono salvate (Maire
Tecnimont + 13,6% ed Enia + 8,9%) mentre, le altre
27 hanno mostrato degli andamenti di Borsa molto negativi
(perdita media 30,6%) scendendo quasi sempre sotto il prezzo
di collocamento anche in misura notevole. Le perdite più
gravi le hanno registrate le seguenti società:
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Società
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Perdita
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| Omnia
Network |
-68,2% |
| Conafi
Prestitò |
-66,8% |
| Aicon
Yachts |
-55% |
| Damiani |
-55% |
| Il
Sole 24 Ore |
-29% |
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L'andamento
dei mercati, oggettivamente non positivo, non basta a spiegare
andamenti negativi, mentre, è indubbio che fra le cause
di queste "debacle" vi è certamente
un prezzo di quotazione troppo elevato che spesso non corrispondeva
al valore reale dell'azienda.
Per quel che riguarda il valore di quotazione viene da chiedersi
la validità delle valutazioni fatte da IpoWorld,
nello stabilire la forchetta del prezzo prima, ed il prezzo
d'offerta poi. In teoria, infatti, quello di quotazione dovrebbe
da un lato tenere conto del valore dell'azienda e delle sue
potenzialità, ma dall'altro, anche, permettere a chi
investe se non di guadagnare, almeno di non perdere.
Invece quello che traspare è che nell'attuare la valutazione
le Banche d'Affari tengano più conto delle esigenze
della società quotanda, o peggio ancora degli azionisti
pre quotazione, in modo che possano massimizzare l'operazione
di quotazione, che non salvaguardare gli investitori che decidono
di acquistare le azioni.
Se si considera poi che quasi tutte le neo quotate sono approdate
in Borsa per ridurre il proprio indebitamento e, quindi, in
qualche modo spinte dagli Istituti di Credito creditori, è
facile anche, comprendere il perché di valutazioni
esagerate che il mercato ha subito "punito".
Le società che sono approdate in Borsa per reperire
risorse economiche per finanziare realmente piani di sviluppo
e, quindi, per crescere e creare valore a tutti gli azionisti,
vecchi e "nuovi", si possono contare sul
palmo di una mano. Non si deve dimenticare che nella maggioranza
dei casi gli azionisti venditori hanno incassato somme di
tutto rilievo.
Per evitare, quindi, nuove cocenti delusioni servirebbe una
maggiore severità e attenzione da parte di Borsa Italiana
e della Consob in fase di quotazione, individuando e/o applicando
una forma di responsabilizzazione nei confronti di referenti
troppo spesso propensi ad "attaccare l'asino dove
vuole il padrone" al fine di evitare che l'Advisor
proponga al potenziale risparmiatore, spesso troppo credulone
nelle prospettive di guadagno, un boccone indigesto.
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