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Il 28 e il 29 febbraio 2008 è
stata convocata a Cavriago (Reggio Emilia) l'assemblea ordinaria
e Straordinaria della Arkimedica S.p.A., società
quotata al mercato Expandi (classe 2) per discutere e deliberare
sul seguente ordine del Giorno:
"Parte
Ordinaria
-
Autorizzazione all'acquisto e alla disposizione di azioni
proprie ai sensi degli articoli 2357 e seguenti del Codice
Civile deliberazioni inerenti e conseguenti.
Parte
Straordinaria
- Modifica
dell'art. 11 dello Statuto Sociale."
L'autorizzazione riguarderà il massimo consentito dalla
legge, ovvero, l'acquisto di n. 8.640.000 azioni ordinarie
per un controvalore massimo non superiore ai 20 milioni (una
media di 2,31 euro circa per azione, mentre, nei primi giorni
di febbraio quotava 1,3 euro) esercitabile per un periodo
massimo di 18 mesi.
Si
legge nella Relazione redatta dal Consiglio di Amministrazione
che la proposta all'assemblea viene fatta per "perseguire
gli interessi della società" che in una qualche
misura dovrebbero coincidere con quelli degli azionisti, tra
i quali, però, vengono annoverati la destinazione delle
azioni proprie a "politiche remunerative"
(alias stock options), e il perseguimento dell'obiettivo di
"investire in forma ottimale le disponibilità
aziendali, anche al fine di regolarizzare l'andamento del
titolo".
Tutta
una serie di "frasi fatte", buone per tutte
le occasioni e le stagioni prive di indicazioni su un futuro
soltanto accennato.
Premesso che:
-
il 25 gennaio scorso la Società ha "rivisto"
il Business Plan 2008-2010 che prevede un ambizioso progetto
di sviluppo del Gruppo sia per linee interne che per linee
esterne mediante acquisizioni mirate di nuove strutture
al fine di raggiungere il raddoppio dell'EBITDA nel triennio;
-
la revisione si era resa necessaria in virtù degli
importanti risultati raggiunti dal Gruppo negli ultimi mesi
(dei quali poco o nulla si conosce essendo l'ultima Relazione
periodica ufficialmente pubblicata quella Semestrale del
giugno 2007) cfr ns. art.: Arkimedica:
"da nuvoloso a molto nuvoloso");
-
la Società ha annunciato con "orgoglio"
il "positivo esito del collocamento del Prestito
Obbligazionario Convertibile 5% 2007-2012".
Nel
Comunicato stampa del 28 novembre 2007, che contiene i Risultati
dell'Offerta in opzione agli azionisti di n. 10.000.000 obbligazioni
convertibili in azioni ordinarie, si rileva che il successo
non è stato alla fine poi così sorprendente:
infatti, solo il 55,81% del totale delle Obbligazioni Convertibili
oggetto dell'offerta è stato esercitato dagli azionisti,
ma per il restante 44,19% è dovuta intervenire Centrobanca
- Banca di Credito Finanziario e Mobiliare S.p.A. in qualità
di Garante permettendo, così, il buon fine dell'operazione.
A fronte di questo Arkimedica ha incassato un controvalore
complessivo di 28 milioni, per i quali non è stato
ancora chiarito il piano di rientro.
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Altre
risorse per sostenere la "crescita" dovrebbero
provenire dalla dismissione del patrimonio immobiliare del
Gruppo che al 30 giugno 2007 era pari a circa 30 milioni.
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Una
iniziativa sul titolo -
che negli ultimi sei mesi ha registrato una performance negativa
pari a circa il 49% - potrebbe apparire idonea per
l'utilizzo di liquidità rivenienti da prestiti obbligazionari
e cessione di cespiti.
A
destare ulteriore disappunto nei risparmiatori ha contribuito,
anche, quanto dichiarato dal Presidente di Arkimedica Simone
Cimino nel comunicato stampa del 23 gennaio u.s. che ha
commentato l'aggiudicazione dell'appalto per la fornitura
di 43 ambulanze alla Regione Emilia Romagna quale "accordo
che rende maggiormente realistico il Piano Industriale"
confermando che il piano è stato redatto più
su basi congetturali e poco credibili che non - come innanzi
scritto - su ipotesi effettivamente raggiungibili.
L'incertezza
dilaga, il titolo scende e di dividendi per ora non se ne
fa cenno!
Arkimedica, invece, ritiene utile l'ulteriore incentivazione
di quanti hanno gestito e gestiscono la società, questo
è, però, un errore grossolano.
Il
giudizio del mercato sulla quotazione del titolo è
univoco.
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