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La
riforma della tassazione delle Stock Options, introdotta ufficialmente
il 4 luglio scorso, con il Decreto Bersani aveva scatenato
in un primo periodo un po' di disorientamento e, forse, suggerito
punti di riflessione su un meccanismo di remunerazione che,
sostanzialmente, consentiva importanti vantaggi dal punto
di vista fiscale.
Le
società si sono trovate, quindi, di fronte al più
volte richiamato problema di come incentivare i propri managers
a "migliorare le performance aziendali"
e, soprattutto, di come fidelizzarli.
Il
dilemma ha dato impulso ad una nuova branchia di studi di
marketing-manageriale che in particolare si è concentrata
sulla "creatività retributiva" dando
vita a due scuole di pensiero:
- coloro
che sostengono che le Stock Options per quanto gravose fiscalmente,
sia per l'azienda che per il beneficiario, rimangono lo
strumento più efficace per attrarre e/o mantenere
in azienda i "cervelli", una sorta di
"must" da cui è difficile svincolarsi
se l'azienda vuole operare a livello internazionale in un
mercato del lavoro che ha "assunto caratteristiche
globali";
- chi,
invece, ha elaborato la tecnica dell"impegno di
spesa" una sorta di "fondo spese"
messo a disposizione del manager e dal quale - al raggiungimento
di certi obiettivi prefissati - egli può attingervi
"a suo piacimento", ad esempio per l'iscrizione
al golf club, vacanze esclusive o per l'iscrizione a scuola
dei figli ecc.., con il duplice vantaggio che se il fondo
non viene utilizzato entro l'anno viene automaticamente
azzerato ed, eventualmente, ricostituito per l'anno successivo
e l'azienda "spesa" in bilancio la somma
utilizzata come un normale costo;
- chi,
invece, sostiene l'utilizzo delle Phantom Share (cfr. ns.
art. "Phantom
Shares: trasparenza virtuale o reale?").
Nonostante le nuove disposizioni fiscali, ad essere utilizzate
sono, ancora, quasi esclusivamente le Stock Options, tanto
è vero che nel 2006 i top Managers delle società
quotate hanno guadagnato circa 500 milioni di euro mediante
il loro esercizio, a voler essere maliziosi verrebbe da chiedersi
quante siano state esercitate prima (o addirittura poco prima
cfr. ns. art.:
"Della Valle: tempismo? Premonizione?" ) del
4 luglio scorso.
I guadagni sono stati quantificati in circa 2,5 volte in più
rispetto al 2005, una stima probabilmente per difetto poichè
la regolamentazione CONSOB ha limitato gli obblighi di comunicazione
di Internal Dealing relativi agli acquisti e ha, invece, "escluso"
dall'obbligo tutte le assegnazioni gratuite di azioni o di
diritti di acquisto e l'esercizio di tali diritti se riferiti
a piani di Stock Options.
Per
dimostrare poi quanto la fidelizzazione sia più teorica
che pratica basta prendere in esame le vicende di Silvano
Cassano (Benetton) e Rocco Sabelli
(Piaggio-Immsi) che hanno esercitato le Stock Options
giusto poco prima di presentare le loro dimissioni, realizzando
rispettivamente guadagni per 3,7 e 3,5 euro/K.
Sembra
paradossale, ma da un incentivo a restare le Stock Options
si sono trasformate in una consistente "buonuscita".
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