(Gennaio/2007)
Stock Options
una consistente "buonuscita"


La riforma della tassazione delle Stock Options, introdotta ufficialmente il 4 luglio scorso, con il Decreto Bersani aveva scatenato in un primo periodo un po' di disorientamento e, forse, suggerito punti di riflessione su un meccanismo di remunerazione che, sostanzialmente, consentiva importanti vantaggi dal punto di vista fiscale.

Le società si sono trovate, quindi, di fronte al più volte richiamato problema di come incentivare i propri managers a "migliorare le performance aziendali" e, soprattutto, di come fidelizzarli.

Il dilemma ha dato impulso ad una nuova branchia di studi di marketing-manageriale che in particolare si è concentrata sulla "creatività retributiva" dando vita a due scuole di pensiero:

  • coloro che sostengono che le Stock Options per quanto gravose fiscalmente, sia per l'azienda che per il beneficiario, rimangono lo strumento più efficace per attrarre e/o mantenere in azienda i "cervelli", una sorta di "must" da cui è difficile svincolarsi se l'azienda vuole operare a livello internazionale in un mercato del lavoro che ha "assunto caratteristiche globali";
  • chi, invece, ha elaborato la tecnica dell"impegno di spesa" una sorta di "fondo spese" messo a disposizione del manager e dal quale - al raggiungimento di certi obiettivi prefissati - egli può attingervi "a suo piacimento", ad esempio per l'iscrizione al golf club, vacanze esclusive o per l'iscrizione a scuola dei figli ecc.., con il duplice vantaggio che se il fondo non viene utilizzato entro l'anno viene automaticamente azzerato ed, eventualmente, ricostituito per l'anno successivo e l'azienda "spesa" in bilancio la somma utilizzata come un normale costo;
  • chi, invece, sostiene l'utilizzo delle Phantom Share (cfr. ns. art. "Phantom Shares: trasparenza virtuale o reale?").

Nonostante le nuove disposizioni fiscali, ad essere utilizzate sono, ancora, quasi esclusivamente le Stock Options, tanto è vero che nel 2006 i top Managers delle società quotate hanno guadagnato circa 500 milioni di euro mediante il loro esercizio, a voler essere maliziosi verrebbe da chiedersi quante siano state esercitate prima (o addirittura poco prima cfr. ns. art.: "Della Valle: tempismo? Premonizione?" ) del 4 luglio scorso.
I guadagni sono stati quantificati in circa 2,5 volte in più rispetto al 2005, una stima probabilmente per difetto poichè la regolamentazione CONSOB ha limitato gli obblighi di comunicazione di Internal Dealing relativi agli acquisti e ha, invece, "escluso" dall'obbligo tutte le assegnazioni gratuite di azioni o di diritti di acquisto e l'esercizio di tali diritti se riferiti a piani di Stock Options.

Per dimostrare poi quanto la fidelizzazione sia più teorica che pratica basta prendere in esame le vicende di Silvano Cassano (Benetton) e Rocco Sabelli (Piaggio-Immsi) che hanno esercitato le Stock Options giusto poco prima di presentare le loro dimissioni, realizzando rispettivamente guadagni per 3,7 e 3,5 euro/K.

Sembra paradossale, ma da un incentivo a restare le Stock Options si sono trasformate in una consistente "buonuscita".