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Gli
utili derivanti dalle plusvalenze realizzate con le stock options,
dal 4 luglio non beneficiano più di una tassazione tutta
illogica che premiava solo ed unicamente i "poteri"
forti nella direzione delle Società e, quel che è
ancora più grave, consentiva non solo agli Amministratori
ma, anche, a Presidenti ed Amministratori Delegati detentori di
importanti pacchetti azionari di controllo, di attribuirsi "prebende"
extra con vistosi vantaggi fiscali.
Il
caso Recordati è emblematico e non unico della capacità
tipicamente italiana di utilizzare tutte le opportunità
esistenti per pagare meno tasse.
Si
è sempre detto che il fine delle stock options fosse duplice:
-
fidelizzare una collaborazione qualificata;
-
incentivare la redditività dei beneficiari.
Non
si è mai capito come la stock options potesse fidelizzare
l'azionista di controllo, nè tanto meno in quanto e come
potesse indurlo ad un maggior impegno nell'espletamento del mandato
stesso che (proprio in quanto azionista di riferimento) con il
voto assembleare si era attribuito.
L'unica
verità è che la stock option era una forma per "incassare"
plusvalenze con un più che elevato risparmio fiscale in
nome di quella trasparenza e gestione etica nella Governance da
tutti sostenuta ma da pochi (pochissimi) attuata.
Senza
offesa per nessuno e meno che mai per chi le tasse sui propri
redditi le paga per intero senza avvalersi di "escamotage",
si può e si deve scrivere la "pacchia"
è finita.
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