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Con un comunicato stampa la Cairo Communication informa
"dell'uscita dal settore delle directories".
L'Assemblea straordinaria della Cairo Directory ha, infatti,
deliberato la messa in liquidazione della società e la
modifica della ragione sociale in Diellesei società
in liquidazione.
Finisce, così, l'ambizioso tentativo di entrare in un mercato
nel quale ci aveva già lasciato le "penne"
Mediaset ai tempi di "Pagine Utili". Umberto
Cairo perde, così, la scommessa che lo aveva portato
ad entrare in un settore considerato da tutti (ma non da lui)
ad alto rischio. Non è, quindi, bastata la revisione al
ribasso del business plan che nella nuova versione del marzo 2001,
prevedeva "Ricavi" in crescita a circa 15,1 milioni
di euro per il primo ciclo di vendita (43,5 milioni la previsione
del piano originario), 28 milioni per il secondo (80 milioni)
e 46,2 milioni per il terzo (120 milioni).
La
scelta di Cairo partiva dal presupposto che in Italia vi sono
tre milioni di potenziali inserzionisti a fronte dei 700.000 clienti
SEAT, mentre, per vincere questa "scommessa"
aveva puntato su due elementi, l'originalità del prodotto
(da lui sempre definito complementare e non concorrente delle
Pagine Gialle) e l'ingaggio di Basile, ex Direttore Commerciale
della SEAT.
Tuttavia i primi guai sono nati proprio con la società
di Torino guidata da Luca Majocchi, che ha denunciato il
Dr. Carlo Basile e l'ingegnere informatico Guido Sibona
accusandoli di aver non solo "clonato" le Pagine
Gialle, ma, anche, copiato, la banca dati contenente l'elenco
degli operatori commerciali in contatto con SEAT e dei clienti
morosi. Accuse, va tuttavia precisato, sempre respinte. In campo
legale, oltre all'iniziativa Seat se n'è aggiunta un'altra
da parte dell'editore di Bologna Tiziano Motti, inerente
al marchio GuidaPiù.
A pagare il prezzo più alto della rinuncia all'iniziativa
saranno probabilmente Basile e gli altri ex Seat passati alla
Cairo Directory, ai quali non era servito d'esempio quanto capitato
a chi prima di loro aveva lasciato la Società di Torino
per passare a Pagine Utili; senza pensare ai 300 agenti reclutati
per vendere le inserzioni.
La fine ingloriosa di Cairo Directory rappresenta, tuttavia, per
Urbano Cairo, anche, un duro colpo, non tanto dal punto di vista
economico, gli oneri di chiusura sono stimati dagli analisti in
circa 2 milioni di Euro, quanto per la sua immagine di uomo di
successo, abituato a trasformare in "oro" tutto
quello che tocca.
Riuscire là dove "il cavaliere", suo mentore,
aveva fallito sarebbe stato certamente per lui motivo d'orgoglio,
ma questa volta l'impresa si è dimostrata troppo ardua
ed allora meglio mollare il colpo prima di rimetterci le penne.
Ovviamente nel comunicato emesso dalla società nessun accenno
alla presa di responsabilità per una "valutazione"
sbagliata, anzi:" la scelta di uscire dal settore delle
directories
è maturata principalmente in considerazione
della situazione economica generale e della elevata complessità
ed alta competitività del mercato di riferimento, condizioni
che già avevano comportato il protrarsi della fase di sviluppo
delle attività e la revisione del business plan inizialmente
predisposto".
Eppure, nella relazione di bilancio 2004, il Consiglio d'Amministrazione
informava che "nel mese di Aprile 2004 è stata
costituita la società Cairo Directory per entrare nel settore
delle directories telefoniche, proseguendo così nella strategia
di sviluppo in settori ad alta marginalità". Che
fine ha fatto il settore ad alta marginalità? Che fine
hanno fatto i 3 milioni di possibili inserzionisti?
Forse, con un piccolo bagno d'umiltà, sarebbe stato più
estetico se Umberto Cairo avesse onestamente ammesso il vistoso
errore di valutazione e recitasse un "mea culpa, mea
grandissima culpa".
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