(Luglio /2006)
Cairo Communication S.p.A.
"mea culpa, mea grandissima culpa"


Con un comunicato stampa la Cairo Communication informa "dell'uscita dal settore delle directories". L'Assemblea straordinaria della Cairo Directory ha, infatti, deliberato la messa in liquidazione della società e la modifica della ragione sociale in Diellesei società in liquidazione.

Finisce, così, l'ambizioso tentativo di entrare in un mercato nel quale ci aveva già lasciato le "penne" Mediaset ai tempi di "Pagine Utili". Umberto Cairo perde, così, la scommessa che lo aveva portato ad entrare in un settore considerato da tutti (ma non da lui) ad alto rischio. Non è, quindi, bastata la revisione al ribasso del business plan che nella nuova versione del marzo 2001, prevedeva "Ricavi" in crescita a circa 15,1 milioni di euro per il primo ciclo di vendita (43,5 milioni la previsione del piano originario), 28 milioni per il secondo (80 milioni) e 46,2 milioni per il terzo (120 milioni).

La scelta di Cairo partiva dal presupposto che in Italia vi sono tre milioni di potenziali inserzionisti a fronte dei 700.000 clienti SEAT, mentre, per vincere questa "scommessa" aveva puntato su due elementi, l'originalità del prodotto (da lui sempre definito complementare e non concorrente delle Pagine Gialle) e l'ingaggio di Basile, ex Direttore Commerciale della SEAT.

Tuttavia i primi guai sono nati proprio con la società di Torino guidata da Luca Majocchi, che ha denunciato il Dr. Carlo Basile e l'ingegnere informatico Guido Sibona accusandoli di aver non solo "clonato" le Pagine Gialle, ma, anche, copiato, la banca dati contenente l'elenco degli operatori commerciali in contatto con SEAT e dei clienti morosi. Accuse, va tuttavia precisato, sempre respinte. In campo legale, oltre all'iniziativa Seat se n'è aggiunta un'altra da parte dell'editore di Bologna Tiziano Motti, inerente al marchio GuidaPiù.

A pagare il prezzo più alto della rinuncia all'iniziativa saranno probabilmente Basile e gli altri ex Seat passati alla Cairo Directory, ai quali non era servito d'esempio quanto capitato a chi prima di loro aveva lasciato la Società di Torino per passare a Pagine Utili; senza pensare ai 300 agenti reclutati per vendere le inserzioni.

La fine ingloriosa di Cairo Directory rappresenta, tuttavia, per Urbano Cairo, anche, un duro colpo, non tanto dal punto di vista economico, gli oneri di chiusura sono stimati dagli analisti in circa 2 milioni di Euro, quanto per la sua immagine di uomo di successo, abituato a trasformare in "oro" tutto quello che tocca.

Riuscire là dove "il cavaliere", suo mentore, aveva fallito sarebbe stato certamente per lui motivo d'orgoglio, ma questa volta l'impresa si è dimostrata troppo ardua ed allora meglio mollare il colpo prima di rimetterci le penne.

Ovviamente nel comunicato emesso dalla società nessun accenno alla presa di responsabilità per una "valutazione" sbagliata, anzi:" la scelta di uscire dal settore delle directories … è maturata principalmente in considerazione della situazione economica generale e della elevata complessità ed alta competitività del mercato di riferimento, condizioni che già avevano comportato il protrarsi della fase di sviluppo delle attività e la revisione del business plan inizialmente predisposto".

Eppure, nella relazione di bilancio 2004, il Consiglio d'Amministrazione informava che "nel mese di Aprile 2004 è stata costituita la società Cairo Directory per entrare nel settore delle directories telefoniche, proseguendo così nella strategia di sviluppo in settori ad alta marginalità". Che fine ha fatto il settore ad alta marginalità? Che fine hanno fatto i 3 milioni di possibili inserzionisti?

Forse, con un piccolo bagno d'umiltà, sarebbe stato più estetico se Umberto Cairo avesse onestamente ammesso il vistoso errore di valutazione e recitasse un "mea culpa, mea grandissima culpa".