(Gennaio/2004)
Consiglieri indipendenti
l'equivoco non giova

Milano Finanza del 10 u.s. per ognuna delle società più significative di Piazza Affari, segnalava il numero dei Consiglieri indipendenti inseriti nei rispettivi Consigli di Amministrazione, indicandone anche il nome.
Una iniziativa lodevole che richiama (o dovrebbe) richiamarli al loro senso di responsabilità. Tuttavia, però, da tempo è stato osservato - autorevolmente - che
i "cosiddetti" Consiglieri indipendenti, (di fatto) tali non sono.

Non lo sono perchè, nominati da quella maggioranza che "presiede" la Società e di cui gli Amministratori sono espressione.

Una situazione questa che determina prima che un conflitto di interessi, una forma di sostanziale "sudditanza psicologica". Ne è prova che i "distinguo" da parte di "indipendenti" sono emersi soltanto - ed a posteriori - nei casi eclatanti di dissesto.

E' stata, in merito, significativa la carenza di iniziative - per quanto se ne sa - dei Consiglieri indipendenti del Gruppo Cirio piuttosto che di Parmalat, ma anche di quelli di altre società in crisi quali Giacomelli, Astaldi, Gandalf, Tecnodiffusione ( tanto per citarne alcune).

Ciò premesso è bene puntualizzare che la figura del Consigliere indipendente è stata così definita dal Codice di Autodisciplina del '98.

"Un numero adeguato di amministratori non esecutivi sono indipendenti, nel senso che:

a) non intrattengono relazioni economiche di rilevanza tale da condizionarne l'autonomia di giudizio con la società, con le sue controllate, con gli amministratori esecutivi, con l'azionista o gruppo di azionisti che controllano la società;

b) non sono titolari, direttamente o indirettamente, di partecipazioni azionarie di entità tali da permettere loro di esercitare il controllo sulla società, nè partecipano a patti parasociali per il controllo della società stessa".

Nell'assemblea Mittel del 25/02/03 un azionista rilevò tutte le contraddizioni di una formulazione che volendo affermare un principio (l'indipendenza), lo contraddice con indicazioni estremamente generiche.

- Come, infatti, deve essere quantificata la rilevanza economica idonea a non condizionarne l'autonomia?

- Come deve essere quantificata l'entità di partecipazioni ordinarie che esclude l'influenza sulle strategie della Società?

Sull'argomento, il verbale dell'assemblea riferisce la risposta del Prof Bazoli in questi termini:
" Il Presidente condivide in larga misura i rilievi critici svolti sulla nozione di amministratori indipendenti, rilevando peraltro come la critica investe più il Codice di Autodisciplina che le applicazioni datane da Mittel.
In effetti, continua il Presidente, il concetto di indipendenza è relativo ed a volte equivoco. Proprio per tale motivo, occorre non indulgere ad ogni costo in criteri alla moda. Proprio per tale motivo andrebbe superato il clima di imbarazzo in cui vengono obiettivamente a trovarsi alcune società che, versando in particolari situazioni, ritengano di non adeguarsi a questa o quella raccomandazione del Codice di Autodisciplina. In effetti quando l'applicazione del Codice può dar luogo a equivoci o incertezze, sarebbe forse preferibile dissociarsi da esso piuttosto che farne un'applicazione che generi ulteriori dubbi e difficoltà"
.

Quella del Prof. Bazoli è stata, dunque, una "messa a punto" qualificata a conforto di quella "indipendenza" che ne caratterizza il modo di agire.

In merito alla nomina del nuovo Consiglio di Banca Intesa del 13 u.s. è, in qualche misura "divertente", prendere nota della dichiarazione del Prof. Bazoli:"Ancarani, Arcucci, Benedini, Bracchi, Fumagalli, Nardozzi e Pavarani - a norma di legge - si possono considerare indipendenti".

Giorgio Fiorentini su "Il Corriere della Sera" del 7 luglio 2003, indicò, come possibile via da seguire, quella di "prendere" i Consiglieri indipendenti dal "non profit". Una proposta in qualche misura provocatoria ma intesa a a sollecitare interventi su una situazione che così com'è non regge.

In definitiva intervenga, dunque, e senza indugio la Consob.
O si riesce a dare contenuti e poteri agli "indipendenti" nei Consigli di Amministrazione, oppure si abbia il coraggio di toglierli.

L'equivoco non giova.