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Milano
Finanza del 10 u.s. per ognuna delle società più
significative di Piazza Affari, segnalava il numero dei Consiglieri
indipendenti inseriti nei rispettivi Consigli di Amministrazione,
indicandone anche il nome.
Una iniziativa lodevole che richiama (o dovrebbe) richiamarli
al loro senso di responsabilità. Tuttavia, però,
da tempo è stato osservato - autorevolmente - che
i
"cosiddetti" Consiglieri indipendenti, (di fatto)
tali non sono.
Non
lo sono perchè, nominati da
quella maggioranza che "presiede" la Società
e di cui gli Amministratori sono espressione.
Una
situazione questa che determina prima che un conflitto di interessi,
una forma di sostanziale "sudditanza psicologica".
Ne è prova che i "distinguo" da parte
di "indipendenti" sono emersi soltanto - ed a
posteriori - nei casi eclatanti di dissesto.
E'
stata, in merito, significativa la carenza di iniziative - per
quanto se ne sa - dei Consiglieri indipendenti del Gruppo Cirio
piuttosto che di Parmalat, ma anche di quelli di altre
società in crisi quali Giacomelli, Astaldi,
Gandalf, Tecnodiffusione ( tanto per citarne alcune).
Ciò
premesso è bene puntualizzare che la figura del Consigliere
indipendente è stata così definita dal Codice di
Autodisciplina del '98.
"Un
numero adeguato di amministratori non esecutivi sono indipendenti,
nel senso che:
a)
non intrattengono relazioni economiche di rilevanza tale
da condizionarne l'autonomia di giudizio con la società,
con le sue controllate, con gli amministratori esecutivi, con
l'azionista o gruppo di azionisti che controllano la società;
b)
non sono titolari, direttamente o indirettamente, di partecipazioni
azionarie di entità tali da permettere loro di esercitare
il controllo sulla società, nè partecipano a patti
parasociali per il controllo della società stessa".
Nell'assemblea
Mittel del 25/02/03 un azionista rilevò tutte le
contraddizioni di una formulazione che volendo affermare un principio
(l'indipendenza), lo contraddice con indicazioni estremamente
generiche.
-
Come, infatti, deve essere quantificata la rilevanza economica
idonea a non condizionarne l'autonomia?
-
Come deve essere quantificata l'entità di partecipazioni
ordinarie che esclude l'influenza sulle strategie della Società?
Sull'argomento,
il verbale dell'assemblea riferisce la risposta del Prof Bazoli
in questi termini:
" Il Presidente condivide in larga misura i rilievi critici
svolti sulla nozione di amministratori indipendenti, rilevando
peraltro come la critica investe più il Codice di Autodisciplina
che le applicazioni datane da Mittel.
In effetti, continua il Presidente, il concetto di indipendenza
è relativo ed a volte equivoco. Proprio per tale motivo,
occorre non indulgere ad ogni costo in criteri alla moda. Proprio
per tale motivo andrebbe superato il clima di imbarazzo in cui
vengono obiettivamente a trovarsi alcune società che, versando
in particolari situazioni, ritengano di non adeguarsi a questa
o quella raccomandazione del Codice di Autodisciplina. In effetti
quando l'applicazione del Codice può dar luogo a equivoci
o incertezze, sarebbe forse preferibile dissociarsi da esso piuttosto
che farne un'applicazione che generi ulteriori dubbi e difficoltà".
Quella
del Prof. Bazoli è stata, dunque, una "messa a
punto" qualificata a conforto di quella "indipendenza"
che ne caratterizza il modo di agire.
In
merito alla nomina del nuovo Consiglio di Banca Intesa
del 13 u.s. è, in qualche misura "divertente",
prendere nota della dichiarazione del Prof. Bazoli:"Ancarani,
Arcucci, Benedini, Bracchi, Fumagalli, Nardozzi e Pavarani - a
norma di legge - si possono considerare indipendenti".
Giorgio
Fiorentini su "Il Corriere della Sera" del
7 luglio 2003, indicò, come possibile via da seguire, quella
di "prendere" i Consiglieri indipendenti dal
"non profit". Una proposta in qualche misura
provocatoria ma intesa a a sollecitare interventi su una situazione
che così com'è non regge.
In
definitiva intervenga, dunque, e senza indugio la Consob.
O si riesce a dare contenuti e poteri agli "indipendenti"
nei Consigli di Amministrazione, oppure si abbia il coraggio di
toglierli.
L'equivoco
non giova.
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