(Gennaio/2003)
FIAT S.p.A.

un controproducente "blablablà"!


Come è noto tutti, o quasi, gli italiani si considerano tanto esperti di " pallone " da poter indicare i nomi, i ruoli e la panchina per la " nazionale " . I " tifosi " dei singoli club, in nome di una specifica presunta competenza, sono critici sugli acquisti, sulle vendite, sulle decisioni della Presidenza, dell'allenatore ecc. ecc.

La sindrome della " competenza " sembra di recente estesa al caso Fiat.

Tutti ne parlano; tutti sanno tutto; tutti conoscono cosa, come e quando dovrebbero agire i vertici della Società, le banche finanziatrici, gli azionisti di riferimento, i sindacati, i partiti, il governo ecc. ecc.

I pareri ed i giudizi si " sprecano " e non contribuiscono a rasserenare una situazione determinata dal calo delle vendite e dal conseguente disavanzo fra i ricavi ed i costi che è all'origine delle perdite che, a loro volta, hanno determinato ed appesantiscono la gestione finanziaria.

Molti (forse i più) continuano a ritenere che l'intervento strategicamente prioritario per il rilancio di Fiat Auto sia una adeguata ricapitalizzazione della Capogruppo Fiat S.p.A.

Pochi hanno recepito che il " piano " predisposto dalla Società prevede notevoli ed adeguati investimenti nella progettazione, realizzazione e " lancio " di nuovi modelli con cui rivitalizzare il rapporto con una clientela che nell'ultimo biennio ha optato per la produzione della concorrenza.

In una lucida e centrata dichiarazione ripresa dai quotidiani del 7 u.s. Luca Cordero di Montezemolo (per chi ancora lo ignorasse, è il Presidente di una Ferrari che passa da successo in successo) ha precisato che le priorità per la Fiat non sono quelle azionarie e/o finanziarie, ma si riassumono nella esigenza di focalizzare l'attenzione sulle strategie industriali e sui progetti di sviluppo dei nuovi prodotti.

Queste affermazioni appaiono del tutto condivisibili e coincidono con quelle rese in un " Porta a Porta " dal Ministro Marzano e cioè che la Fiat deve (prima di tutto e soprattutto) tornare a produrre modelli graditi al mercato e non auto per " riempire i piazzali ".

In un contesto, che, naturalmente, coinvolge la collettività e determina logiche ingerenze sindacali, politiche e perfino " ecclesiastiche " è del tutto naturale che si possano inserire " cordate " finalizzate a modificare anche l'assetto societario, in quanto ciò è coerente con la logica di un corretto gioco capitalistico in un libero mercato; che da ciò possano derivare speculazioni borsistiche è altrettanto logico. Tutto logico e perfino corretto.

Il problema, però, è e resta uno solo: lo stabilimento di Termini Imerese, (come quello di altri impianti industriali) può essere attivo nella sola, unica e indiscutibile condizione che produca automobili gradite al mercato per qualità, prezzo e politica commerciale. Se i nuovi modelli dovessero " toppare ", le conseguenze sarebbero più che traumatiche.

Il resto può anche essere utile a singoli e/o a " cordate ", ma si traduce, ai fini della Fiat e degli oltre trecentomila azionisti di minoranza, in un controproducente blablablà !