|
Come
è noto tutti, o quasi, gli italiani si considerano tanto
esperti di " pallone " da poter indicare i nomi,
i ruoli e la panchina per la " nazionale " .
I " tifosi " dei singoli club, in nome di una
specifica presunta competenza, sono critici sugli acquisti, sulle
vendite, sulle decisioni della Presidenza, dell'allenatore ecc.
ecc.
La
sindrome della " competenza " sembra di recente
estesa al caso Fiat.
Tutti
ne parlano; tutti sanno tutto; tutti conoscono cosa, come e quando
dovrebbero agire i vertici della Società, le banche finanziatrici,
gli azionisti di riferimento, i sindacati, i partiti, il governo
ecc. ecc.
I
pareri ed i giudizi si " sprecano " e non contribuiscono
a rasserenare una situazione determinata dal calo delle vendite
e dal conseguente disavanzo fra i ricavi ed i costi che è
all'origine delle perdite che, a loro volta, hanno determinato
ed appesantiscono la gestione finanziaria.
Molti
(forse i più) continuano a ritenere che l'intervento
strategicamente prioritario per il rilancio di Fiat Auto
sia una adeguata ricapitalizzazione della Capogruppo Fiat S.p.A.
Pochi
hanno recepito che il " piano " predisposto dalla
Società prevede notevoli ed adeguati investimenti nella
progettazione, realizzazione e " lancio " di
nuovi modelli con cui rivitalizzare il rapporto con una clientela
che nell'ultimo biennio ha optato per la produzione della concorrenza.
In
una lucida e centrata dichiarazione ripresa dai quotidiani del
7 u.s. Luca Cordero di Montezemolo (per chi ancora lo ignorasse,
è il Presidente di una Ferrari che passa da successo
in successo) ha precisato che le priorità per la Fiat non
sono quelle azionarie e/o finanziarie, ma si riassumono nella
esigenza di focalizzare l'attenzione sulle strategie industriali
e sui progetti di sviluppo dei nuovi prodotti.
Queste affermazioni appaiono del tutto condivisibili e coincidono
con quelle rese in un " Porta a Porta " dal Ministro
Marzano e cioè che la Fiat deve (prima di tutto
e soprattutto) tornare a produrre modelli graditi al mercato e
non auto per " riempire i piazzali ".
In
un contesto, che, naturalmente, coinvolge la collettività
e determina logiche ingerenze sindacali, politiche e perfino "
ecclesiastiche " è del tutto naturale che si possano
inserire " cordate " finalizzate a modificare
anche l'assetto societario, in quanto ciò è coerente
con la logica di un corretto gioco capitalistico in un libero
mercato; che da ciò possano derivare speculazioni borsistiche
è altrettanto logico. Tutto logico e perfino corretto.
Il
problema, però, è e resta uno solo: lo stabilimento
di Termini Imerese, (come quello di altri impianti industriali)
può essere attivo nella sola, unica e indiscutibile condizione
che produca automobili gradite al mercato per qualità,
prezzo e politica commerciale. Se i nuovi modelli dovessero "
toppare ", le conseguenze sarebbero più che traumatiche.
Il
resto può anche essere utile a singoli e/o a "
cordate ", ma si traduce, ai fini della Fiat e degli
oltre trecentomila azionisti di minoranza, in un controproducente
blablablà !
|