La contrazione della spesa pubblicitaria già
grava sui conti al 30/09 e suscita legittime attese per
le ripercussioni sul bilancio chiuso il 31 dicembre 2002.A dire
il vero già i dati al 30 giugno, a livello di Capogruppo,
non sono stati incoraggianti. Nel " Conto economico "
al 30/06, infatti :
- il " Valore della produzione " è regredito
rispetto a quello dell'esercizio precedente ( 30/06/01 €mil.
179,5 - 30/06/00 €mil. 212,9; - 33 );
- il MOL è migliorato ( 30/06/01 €mil. 40,6 - 30/06/00
€mil. 23,6; + €mil. 17,6 ) ma per una sensibile riduzione
degli ammortamenti ( 30/06/01 €mil 119,7 - 30/06/00 €mil.
163,9; - 44,2 );
- il " Saldo prima delle imposte " ( 30/06/01
€mil. 337,8 - 30/06/00 €mil. 284,8; + 54,0 ) del semestre
recepiva la variazione del MOL migliorata dall'apporto di €mil.
24 da variazioni positive nei cambi.
Sull'andamento della S.p.A. non sono disponibili dati più
aggiornati in quanto - come è noto - le trimestrali attengono
soltanto il Consolidato. Con la puntualizzazione che il confronto
con l'esercizio precedente non è del tutto significativo,
essendo intervenute variazioni nel perimetro di consolidamento a
livello di Gruppo, i dati al 30/09 possono sintetizzarsi così
( cifre in €mil ) :
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30/09/01
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30/09/00
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Ricavi netti
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1.725,6
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1.675,7
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Margine operativo lordo
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1.004,7
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980,3
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Risultato operativo
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491,2
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505,7
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Proventi ed oneri finanziari
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(80,3)
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(24,1)
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Componenti straordinarie
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25,8
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(0,8)
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Risultato pre-imposte
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436,7
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480,8
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Il Consiglio di Amministrazione per quanto riguarda l'evoluzione
prevedibile della gestione, ha riferito che l' incisiva azione
di contenimento dei costi " non bilancerà "
l'andamento del fatturato pubblicitario anche se quest'ultimo
si confermerà su livelli significativamente superiori a
quelli decisamente negativi attesi per il mercato di riferimento.
Il Consiglio ha aggiunto :
" sulla base di tali evidenze ed unitamente al negativo
contributo che si configura a livello di risultato delle partecipazioni,
segnatamente nel settore della telefonia, si prevede per l'esercizio
in corso un risultato netto positivo, ancorché inferiore
rispetto a quello, da considerarsi comunque eccezionale, conseguito
nel 2000 ". Silvio Berlusconi detiene complessivamente
il 48,288% del " Capitale sociale "( tramite
Fininvest il 47,61% e tramite ISIM S.p.A. lo 0,678%
), mentre la minoranza è rappresentata da c.ca 168.000
azionisti. E' indubbio, peraltro, che Mediaset è
una realtà imprenditoriale fra le maggiori esistenti in
Italia, con interessi significativi anche all'estero, che esplica
la sua attività prevalente in un settore con particolare
visibilità.
Da questa constatazione, con riferimento specifico ( ma non esclusivo
) all'attività nella " comunicazione ",
ha origine la " questione " del conflitto di
interessi fra il Berlusconi azionista di Mediaset ed il Berlusconi
Capo del Governo.Nel discuterne i politici sembrano dimenticare
che la Società è quotata con tutte le conseguenze
che ciò comporta e che in essa sono presenti, ed importanti,
oltre agli interessi degli investitori anche quelli dei dipendenti,
dei fornitori, dei clienti, ecc,ecc.
Per le dimensioni della Società e per i suoi variegati
interessi soprattutto nelle telecomunicazioni, è sempre
teoricamente ipotizzabile il conflitto di interessi ma è
agevolmente rilevabile il danno che deriverebbe alla Società,
ed ai suoi azionisti,da una qualsiasi " formula "
di inibizione ad agire liberamente.
Per fortuna il " fossato " che divide la "
querelle " dei politici dal realismo dei mercati finanziari
evita che le azioni Mediaset siano inquinate dalle discussioni
, dai progetti, dalle diattribe su Berlusconi ed il suo conflitto
di interessi; si può aggiungere che l'insieme delle inchieste,
delle perquisizioni, delle contestazioni giudiziarie che di volta
in volta hanno interessato la Società ed il suo management,
non ne hanno " scalfito " l'immagine nè
hanno inciso negativamente sui risultati della gestione.Per questo,
malgrado il contrastato andamento borsistico, " il
titolo regge ".
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