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L'acquisto della Comit da parte di Banca Intesa,
venne presentato come l'inizio di una nuova era per la costituzione
di Gruppi Bancari italiani degni di competere, quanto meno a livello
europeo se non mondiale. ( Cifr. ns. archivio : " Banca
Intesa : la fabbrica dei sogni " Novembre 1998 ).Vennero
predisposti, divulgati ed approvati " piani di ristrutturazione
" che, con l'inserimento della Comit nel Gruppo Intesa, avrebbero
dovuto produrre risparmi ( per sinergie ) con cifre particolarmente
significative e sviluppi in termini di conquista di mercati non
diversamente possibili.I piani iniziali subirono - la storia è
troppo nota per riprenderla - successive modificazioni; l'ultimo
" progetto " risale al giugno del 2000. Sono
passati 20 mesi con il risultato che giacciono sul campo ( annullate
in una iper fusione) le esperienze umane - prima che tecniche
- di organizzazioni bancarie più che rodate come la Cariplo
e la stessa Comit, tanto per citare le due maggiori, ma la nuova
" struttura " sembra ancora in fase di pre-rodaggio.Un
" lucido " articolo di Marco Panara su
" Affari e Finanza " di " Repubblica
" del 10 dicembre titola " Intesa Bci una banca
grande o una grande banca ? ". Nell'articolo l'autore
pone il quesito di quali siano state le motivazioni ed i traguardi
che i grandi azionisti di Intesa si erano posti scalando la Comit.
A giudizio di Panara il tempo sta dimostrando che motivazioni
e traguardi - quali che fossero - non sono emersi allo scoperto,
né sono evidenziati dai risultati.Il titolo Intesa Bci
dal maggio 2001 ad oggi ha perso oltre il 38% passando da Euro
4,462 ad Euro 2,730.
Un " crollo " del tutto inatteso da quanti erano
rasserenati dalle molteplici dichiarazioni rese, nelle assemblee,
dal Presidente Prof. Bazoli.
Le cause di questo " crollo di fiducia " sono,
probabilmente, riassumibili nel " clima " aziendale
che non appare dei migliori, per i problemi - umani e tecnici
- connessi al nuovo assetto organizzativo.Le perdite derivanti
dalle " disavventure " con il Gruppo Enron,
con la Gefran, con il mercato argentino, ecc, avrebbero
certamente potuto avere un esito quanto meno più contenuto
se gestite in un " assetto " organizzativo meno.......dinamico.Nella
trimestrale al 30/09 erano già contabilizzati accantonamenti
per 1,19 miliardi di Euro ( minusvalenza sui warrant; attività
in sud America; finanziamenti a compagnie aeree; ecc ). Il conto
delle perdite realizzatesi e potenziali al 31 dicembre non potrà
che essere superiore per gli eventi successivi al 30/09.Sui conti
dell'esercizio 2001 " pesano ", dunque, una serie
di " perdite " di cui amministratori, manager
e " relazioni esterne " tendono a sminuirne l'incidenza
sul bilancio d'esercizio, sia citando gli accantonamenti preesistenti,
sia evidenziando c.ca 1,2 miliardi di Euro derivanti da plusvalenze
realizzate con la cessione della Legnano, della Carime,di
c.ca 60 sportelli alla Popolare di Vicenza, da altre partite
minori.Ritenere che il ricorso alle " Riserve "
ed ai " Fondi " ( così come le plusvalenze
da alienazioni ) possono riequilibrare un bilancio gravato di
perdite, è un " gioco " che confonde la
contabilità con la realtà ed al quale, talvolta,
non mancano di partecipare anche esperti ed analisti.Le perdite
sono e restano tali : comunque le si coprano hanno sempre come
conseguenza una riduzione del patrimonio di una Società.Le
plusvalenze da " Riprese " e più ancora
da " cessioni " sono parte costitutiva dell'attivo
che viene " bruciata " quando è utilizzata
per pareggiare perdite. Non è niente di diverso dal comportamento
di un privato che per pagare i debiti ( quale che ne sia l'origine
) vende ciò che possiede fino a ricavarne l'equivalente.Sia
pure con evidente rammarico, anche gli analisti più vicini
ai grandi nomi che compongono gli organi amministrativi, sono
costretti a prendere atto di una gestione insoddisfacente sotto
il profilo organizzativo e carente sotto quello operativo.A nulla
vale la considerazione che di questi insuccessi non verranno mai
individuate le responsabilità. Nei grandi Gruppi, con grandi
azionisti, ogni nome che occupa una casella è frutto di
delicati equilibri di potere.Agnelli può sostituire
il responsabile della Fiat Auto, ma in Intesa Bci "
chi può sostituire chi ? ".
La domanda è ovviamente del tutto retorica.Nel valutare
il futuro del Gruppo Intesa Bci non si possono ignorare le incognite
che gravano sull'assetto futuro dell'azionariato di controllo
:
- la Cariplo sarà interessata dalla nuova normativa
sulle Fondazioni;
- l'Agricole è alle prese con i temi ed i problemi
conseguenti la quotazione in Borsa;
- le Generali sembrano nuovamente oggetto di desiderio
da parte di contrapposti " poteri forti ".
Si legge da più parti che se il bilancio 2001 " sarà
quel che sarà ", quello del 2002 può già
contare sulla plusvalenza " prevista " dalla
" prevista " cessione del " Banco Sudameris
".Speriamo bene !
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