(Gennaio/2002)
Banca Intesa Bci
"speriamo bene !"

L'acquisto della Comit da parte di Banca Intesa, venne presentato come l'inizio di una nuova era per la costituzione di Gruppi Bancari italiani degni di competere, quanto meno a livello europeo se non mondiale. ( Cifr. ns. archivio : " Banca Intesa : la fabbrica dei sogni " Novembre 1998 ).Vennero predisposti, divulgati ed approvati " piani di ristrutturazione " che, con l'inserimento della Comit nel Gruppo Intesa, avrebbero dovuto produrre risparmi ( per sinergie ) con cifre particolarmente significative e sviluppi in termini di conquista di mercati non diversamente possibili.I piani iniziali subirono - la storia è troppo nota per riprenderla - successive modificazioni; l'ultimo " progetto " risale al giugno del 2000. Sono passati 20 mesi con il risultato che giacciono sul campo ( annullate in una iper fusione) le esperienze umane - prima che tecniche - di organizzazioni bancarie più che rodate come la Cariplo e la stessa Comit, tanto per citare le due maggiori, ma la nuova " struttura " sembra ancora in fase di pre-rodaggio.Un " lucido " articolo di Marco Panara su " Affari e Finanza " di " Repubblica " del 10 dicembre titola " Intesa Bci una banca grande o una grande banca ? ". Nell'articolo l'autore pone il quesito di quali siano state le motivazioni ed i traguardi che i grandi azionisti di Intesa si erano posti scalando la Comit. A giudizio di Panara il tempo sta dimostrando che motivazioni e traguardi - quali che fossero - non sono emersi allo scoperto, né sono evidenziati dai risultati.Il titolo Intesa Bci dal maggio 2001 ad oggi ha perso oltre il 38% passando da Euro 4,462 ad Euro 2,730.
Un " crollo " del tutto inatteso da quanti erano rasserenati dalle molteplici dichiarazioni rese, nelle assemblee, dal Presidente Prof. Bazoli.
Le cause di questo " crollo di fiducia " sono, probabilmente, riassumibili nel " clima " aziendale che non appare dei migliori, per i problemi - umani e tecnici - connessi al nuovo assetto organizzativo.Le perdite derivanti dalle " disavventure " con il Gruppo Enron, con la Gefran, con il mercato argentino, ecc, avrebbero certamente potuto avere un esito quanto meno più contenuto se gestite in un " assetto " organizzativo meno.......dinamico.Nella trimestrale al 30/09 erano già contabilizzati accantonamenti per 1,19 miliardi di Euro ( minusvalenza sui warrant; attività in sud America; finanziamenti a compagnie aeree; ecc ). Il conto delle perdite realizzatesi e potenziali al 31 dicembre non potrà che essere superiore per gli eventi successivi al 30/09.Sui conti dell'esercizio 2001 " pesano ", dunque, una serie di " perdite " di cui amministratori, manager e " relazioni esterne " tendono a sminuirne l'incidenza sul bilancio d'esercizio, sia citando gli accantonamenti preesistenti, sia evidenziando c.ca 1,2 miliardi di Euro derivanti da plusvalenze realizzate con la cessione della Legnano, della Carime,di c.ca 60 sportelli alla Popolare di Vicenza, da altre partite minori.Ritenere che il ricorso alle " Riserve " ed ai " Fondi " ( così come le plusvalenze da alienazioni ) possono riequilibrare un bilancio gravato di perdite, è un " gioco " che confonde la contabilità con la realtà ed al quale, talvolta, non mancano di partecipare anche esperti ed analisti.Le perdite sono e restano tali : comunque le si coprano hanno sempre come conseguenza una riduzione del patrimonio di una Società.Le plusvalenze da " Riprese " e più ancora da " cessioni " sono parte costitutiva dell'attivo che viene " bruciata " quando è utilizzata per pareggiare perdite. Non è niente di diverso dal comportamento di un privato che per pagare i debiti ( quale che ne sia l'origine ) vende ciò che possiede fino a ricavarne l'equivalente.Sia pure con evidente rammarico, anche gli analisti più vicini ai grandi nomi che compongono gli organi amministrativi, sono costretti a prendere atto di una gestione insoddisfacente sotto il profilo organizzativo e carente sotto quello operativo.A nulla vale la considerazione che di questi insuccessi non verranno mai individuate le responsabilità. Nei grandi Gruppi, con grandi azionisti, ogni nome che occupa una casella è frutto di delicati equilibri di potere.Agnelli può sostituire il responsabile della Fiat Auto, ma in Intesa Bci " chi può sostituire chi ? ".
La domanda è ovviamente del tutto retorica.Nel valutare il futuro del Gruppo Intesa Bci non si possono ignorare le incognite che gravano sull'assetto futuro dell'azionariato di controllo :

  • la Cariplo sarà interessata dalla nuova normativa sulle Fondazioni;
  • l'Agricole è alle prese con i temi ed i problemi conseguenti la quotazione in Borsa;
  • le Generali sembrano nuovamente oggetto di desiderio da parte di contrapposti " poteri forti ".

Si legge da più parti che se il bilancio 2001 " sarà quel che sarà ", quello del 2002 può già contare sulla plusvalenza " prevista " dalla " prevista " cessione del " Banco Sudameris ".Speriamo bene !