|
Quel potenziamento della rete di Promotori finanziari da parte
di banche, di società di assicurazione e di fondi di investimento
che ha ormai assunto dimensioni assolutamente impensabili.
Dalle Società più grandi ( Mediolanum ? Fideuram ? BNL ?
) alle più modeste ( meglio omettere il nome per non incorrere
in rettifiche sulla dimensione ) la " ricerca " di promotori
si evidenzia in intere pagine di pubblicità che invitano "
chi ha spirito di iniziativa " a cambiare lavoro, " buttandosi
" in una attività che viene prospettata come particolarmente
stimolante sotto il profilo personale e redditizia sotto l'aspetto
economico. Sul cosiddetto " risparmio gestito " sembrano
fondarsi le aspettative di molti bilanci.
Niente di male s'intende !
Aumentando in modo quasi esponenziale il numero dei " promotori
" aumenta sia pure in misura più contenuta, la " massa
amministrativa ".
Questa " accumulazione "di risparmio nelle mani dei "
gestori " ha come conseguenza che la liquidità che ne deriva,
deve essere comunque investita e, possibilmente, generare reddito.
Da questa elementare constatazione si possono trarre alcune conclusioni.
Una prima è che l'investimento " in obbligazioni e strumenti
liquidi con durata finanziaria inferiore a sei mesi ", se
da un lato ha una componente molto ridotta di rischio, dall'altro
ha però una redditività molto contenuta e tutt'altro che allettante
per un investitore, soprattutto se conteggiata al netto delle
commissioni e degli oneri fiscali.
Una seconda è che l'attesa per una ripresa dell'economia americana
( e del conseguente traino su quella europea ) si sta trasformando
in una specie di corsa all'investimento in azioni di quelle Società
che per prime dovrebbero beneficiare della inversione di tendenza.
Gli " spunti " delle Borse di questi giorni sono in qualche
misura rappresentativi dell'esigenza di investire liquidità in
un settore ( quello azionario ) che si presume possa consentire
rendimenti più elevati rispetto a quelli obbligazionari. Qualcuno
già lancia l'allarme che questa rincorsa al " titolo speculativo
" possa determinare nuove " bolle " cui seguirebbero
prima o poi amare delusioni.
Tutto è possibile.
Come si è registrato in questi giorni un titolo di cui
normalmente vengono trattati poche migliaia di pezzi, è
esploso con compravendite di centinaia di migliaia di azioni.
In casi come questi è lecito chiedersi se a comperare sono
stati investitori e, in caso positivo, quali possibilità di smobilizzo
rapido possono avere i consistenti pacchetti acquisiti, ovvero
l'entità della domanda che può recepire la loro offerta.
Analogamente non si può che essere perplessi annotando che in
una settimana molti titoli hanno registrato incrementi vistosi
che non sembrano giustificati dai saldi annunciati dei bilanci
2001 ed a cui supporto invece si annunciano soltanto ipotetiche
riprese non nel 2002, ma addirittura nel 2003 ed oltre.
Sembra di assistere ad una specie di caccia all'oro da cui presumibilmente
usciranno pochi vincitori e molti perdenti.
|