(Febbraio/2002)
CARIGE S.p.A.
"uno sgradito atto dovuto"

Per lunghi decenni nessuno aveva mai messo in dubbio le politiche, le strategie, e le finalità delle Fondazioni. Con la legge 461/98 iniziò un processo di revisione e di ridimensionamento tutt'altro che esaurito ed attualmente oggetto di vivaci polemiche fra le "sorti future previste dai programmi governativi" e le "barricate" erette dalle Fondazioni ad ulteriori limiti alle proprie iniziative.
In questo contesto si inquadra la delibera assunta dall'Assemblea del 31 u.s. , in base alla quale, tramite la conversione in "azioni di risparmio" di una quota significativa di azioni ordinarie, la Fondazione Cassa di Risparmio di Genova si propone di ridurre il suo possesso di azioni della banca dall'attuale 58,7% a c.ca il 48%.

In CARIGE, tuttavia, sono consapevoli che, anche con il 48%, la Fondazione manterrebbe il "controllo" della Banca e con ciò non adempirebbe alla "lettera ed allo spirito" delle vigenti limitazioni che vorrebbero sottrarre alle Fondazioni proprio il"controllo" degli Istituti di Credito.

L'assemblea è stata resa particolarmente interessante dall'intervento di un azionista (noto avvocato genovese) che ha sottolineato come la conversione di una quota delle proprie azioni ordinarie in azioni di Risparmio non soltanto non ridimensiona il "controllo", ma costituisce una decisione lesiva degli interessi degli azionisti di minoranza penalizzati dal maggior dividendo attribuito alle risparmio di cui beneficierebbe la Fondazione.Anche altri azionisti minori hanno evidenziato come, mentre la grande maggioranza delle Società quotate (ultime in ordine di tempo la COFIDE e la Alleanza) tendono ad eliminare le "risparmio" in quanto forma di investimento sgradita ai risparmiatori e penalizzata dal mercato, la Fondazione delibera in senso contrario.

Non è da escludere quindi che la delibera possa essere impugnata da soci dissenzienti.

Una accorta politica di alleanza supportata da scambi azionari, ha consentito alla Fondazione di ridurre il proprio possesso azionario dall'iniziale 80% c.ca all'attuale 58,7%, quota che dovrebbe ulteriormente ridimensionarsi all'ancora insufficiente (ai fini del controllo) 48%.

Questa politica di scambi di partecipazioni, non ha - come era consequenziale - aumentato il flottante effettivo ( e non dunque il teorico) che è oggi valutabile nel 16% c.ca.

La maggioranza degli azionisti minori è costituita da risparmiatori tradizionalmente legati alla Banca ed alla sua "territorialità".
Per quanto precede la quotazione del titolo "regge" anche nei periodi di crisi della Borsa.

Tornando sulla delibera del 31 u.s. il percorso per ridurre la partecipazione azionaria (voluto e votato dalla Fondazione nell'assemblea) non appare nè "originale", nè coerente con i traguardi che si vogliono raggiungere, nè di interesse degli azionisti di minoranza.

Ha tutta l'apparenza del "tentativo" di adempiere ad "uno sgradito atto dovuto".
P.S.Compagine azionaria alla data dell'assemblea (% capitale ordinario) :
- Fondazione Cassa di Risparmio GE IM
58,709%
- CNCEP
5,702%
- Gruppo d'Assicurazioni La Basilese
5,088%
- WestLB
4,962%
- CDC
3,802%
- Caixa de Ahorros El Monte de Sevilla
3,000%
- Altri azionisti istituzionali
2,795%
- Mercato
15,942%
     
  Totale
100,000%