(Ottobre/2002)
Fiat - Banca Intesa

tute blu e colletti bianchi


Le annunciate dismissioni di stabilimenti di produzione ed il numero particolarmente elevato di posti di lavoro in gioco, hanno determinato nell'opinione pubblica un senso di sgomento in quanto appariva inimmaginabile che la prima industria italiana fosse sull'orlo di un baratro. Il settore dell'auto, vanto ed orgoglio per generazioni e generazioni di italiani, in Patria ed all'estero, non soltanto deve ridimensionarsi, ma, probabilmente, passa in mani straniere.

Approfondire le ragioni che hanno determinato il "crollo" delle vendite, con il conseguente vorticoso aumento delle perdite, è il tema all'ordine del giorno degli amministratori della Società e di tutte le forze politiche e sindacali nazionali e locali.

Lo stesso Capo del Governo è impegnato in prima persona nella ricerca di soluzioni che quanto meno salvaguardino i livelli occupazionali quasi a sottolineare nelle iniziative che preannuncia le sue capacità imprenditoriali.
Giustamente è in allarme rosso la popolazione di Termini Imerese in quanto "il piano" della Fiat prevederebbe la chiusura dello stabilimento ubicato in quella cittadina con la perdita di lavoro di oltre 1.000 dipendenti ed il conseguente crollo dell'indotto e di tutta l'economia locali.

I preannunciati licenziamenti nello stabilimento di Arese hanno mobilitato in difesa il neo-Cardinale di Milano, l'Eminenza Tettamanzi, mentre quelli che dovrebbero interessare il Lingotto hanno visto scendere in campo in prima persona anche il Cardinale del capoluogo piemontese.
La crisi della Fiat (con le possibili iniziative di "salvataggio") è dunque - e giustamente - all'ordine del giorno con concrete iniziative supportate da atti di lotta da parte delle maestranze del Gruppo automobilistico e dalla cittadinanza delle città interessate.
Il fragore dei "motori spenti" dell'automobile ha coperto la prospettiva delle più numerose riduzioni del personale annunciato nel settore bancario.

La Repubblica del 13 u.s. riprendendo i dati esposti nei cosidetti "piani industriali" di Banca Intesa, di Capitalia e di Istituti minori, ha titolato, un documentato articolo "Banche, 20.000 posti a rischio, i sindacati pronti allo sciopero".
L'arrivo ai vertici di Banca Intesa di Corrado Passera, fino a questo momento è stato supportato dall'ingaggio di un lungo elenco di top - manager e dal disegnare e ridisegnare l'organigramma del Gruppo, con analitico dettaglio delle funzioni e delle deleghe. In fine è stato presentato un "piano industriale" che, tralasciando le "ipotesi" (per ora soltanto ipotesi) sull'andamento dei ricavi, sulla ripresa di efficienza ecc. ecc., di concreto si estrinseca soltanto nel progetto di ridurre di 7.000 unità (pari al 12% c.ca) l'organico del Gruppo.

L'attenta lettura del programma, induce a concludere che prima del suo arrivo il Gruppo bancario è stato gestito, quanto meno con superficialità, disattendendo tutte le problematiche che Corrado Passera ed i Suoi hanno individuato come cause di risultati tutt'altro che soddisfacenti con il crollo dell'utile e della quotazione del titolo.
Se tanto mi da tanto, le conclusioni dovrebbero essere le dimissioni del Consiglio di Amministrazione cui risale (per legge e per statuto) la responsabilità della conduzione della Società, nonchè dell'intero top - management ai vertici nell'ultimo quinquennio.

Ovviamente non ci saranno né dimissioni nè avvicendamenti nel Consiglio di Amministrazione ed i top - manager se "esautorati" saranno compensati da adeguati conguagli.
Fra quanti avrebbero concorso all'ineluttabilità della cura Passera si dovrebbe annoverare "di diritto" Carlo Salvatori - ex amministratore delegato di Intesa - da pochi mesi alla Presidenza di Unicredito.
Su Intesa, poi, gravano anche le ombre di possibili "ribaltoni" nell'azionariato di controllo per la ridefinizione del ruolo delle Fondazioni e per gli accertamenti sulla posizione di controllo di Mediobanca sulle generali.
Come è noto la Fondazione Cariplo ed il Gruppo Generali detengono partecipazioni rilevanti in Banca Intesa.

Senza volersi dilungare sul tema di un passato per Passera pieno di errori, e di un futuro per Passera pieno di incoraggianti prospettive, merita quanto meno di essere evidenziato come gli 8.100 esuberi c.ca della Fiat siano vissuti da tutti con una giustificata intensità anche emotiva, mentre i settemila c.ca di Intesa sembrano, per l'opinione pubblica, per il Governo, per i partiti, per i sindacati ecc. ecc., quasi normale amministrazione.

Nel 2002 evidentemente sopravvive ancora la cultura della diversa valenza sociale fra le "tute blu" e i "colletti bianchi".