(Aprile/2000)
ENI
stranamore ... all'italiana

Dopo una privatizzazione " si fa per dire " attraverso la quale lo Stato ha incassato tanti, ma tanti miliardi, il " Tesoro " ha tutt'ora il controllo della Società.

Nomina gli Amministratori, si compiace per i risultati che ottengono ( lo riferisce puntualmente il verbale di assemblea ) incassa i dividendi.

Si deve però ammettere che anche un Ministro del Tesoro " decisionista ", come tenta di apparire Amato, non è riuscito e non riesce ad imporre le politiche, le scelte e le strategie alla società ed all'impero, costituito da un numero enorme di partecipazioni e di interessi.

Il potere nell' ENI è saldamente in mano al management di " vecchia " estrazione che ha saputo, peraltro, coagulare attorno a se anche dirigenti di nuova generazione come, ( un esempio per tutti ) Alberto Meomartini pluripresente nei Consigli delle controllate.

Forte di questo scettro l'Amministratore Delegato Vittorio Mincato può contare anche sull'adesione di un Consiglio di Amministrazione che gli ha concesso e gli concede di gestire il Gruppo con deleghe particolarmente ampie.

Narrano le cronache che il Ministro Amato avrebbe gradito sostituire, o quanto meno ridimensionare, Vittorio Mincato, ma che abbia dovuto rinunciarVi per evitare di uscire platealmente e pubblicamente sconfitto.

La défaillance di Renato Ruggiero ( insediato presidente dal Tesoro, emarginato da Mincato e, quindi, costretto a dimettersi ) costituisce una esperienza che Amato ha preferito, almeno per ora, evitare.

Di fatto si assiste ad una gestione dell'ENI in netta contraddizione con gli interessi dell'azionista di maggioranza e dei suoi stessi fini istituzionali.

Così, ad esempio, mentre dovrebbe proseguire la privatizzazione con il collocamento da parte del Tesoro di un ulteriore consistente pacchetto di azioni, Mincato vara una buy-back da 6.600 miliardi per " rastrellare " il 10% del capitale. Da un lato, perciò, lo Stato venderebbe per " far cassa " ed ampliare la base azionaria, dall'altro l'ENI impegna ingenti risorse per togliere dal mercato proprio quei titoli che dovrebbero farne una public company.

Ed ancora, mentre il caro-benzina innesca una spirale inflazionistica ed il governo ne detassa il prezzo di L. 40 al litro, l'ENI è sempre all'avanguardia nell'aumentarlo e nella retroguardia per diminuirlo. Apparentemente nell'interesse degli azionisti, sostanzialmente in danno loro e dell'intera collettività per non aver svolto quella funzione calmieratrice che avrebbe dovuto essere specifica di una Azienda tutt'ora controllata dallo Stato.

Non si può sottacere neppure la guerra dell'ENI per la difesa ad oltranza del monopolio del Gas in cui sono impegnate le controllate SNAM e Italgas.

Se il titolo ENI non gode di particolare attenzione da parte degli investitori, piccoli e grandi che siano, una causa può certo essere la gestione " fuori dalle righe " che caratterizza la società.

Certo è che quello fra il Ministro che li nomina e gli Amministratori che lo snobbano è uno stranamore ...... all' italiana.