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Dopo una privatizzazione " si fa per dire " attraverso
la quale lo Stato ha incassato tanti, ma tanti miliardi, il "
Tesoro " ha tutt'ora il controllo della Società.
Nomina gli Amministratori, si compiace per i risultati che ottengono
( lo riferisce puntualmente il verbale di assemblea ) incassa
i dividendi.
Si deve però ammettere che anche un Ministro del Tesoro
" decisionista ", come tenta di apparire Amato, non
è riuscito e non riesce ad imporre le politiche, le scelte
e le strategie alla società ed all'impero, costituito da
un numero enorme di partecipazioni e di interessi.
Il potere nell' ENI è saldamente in mano al management
di " vecchia " estrazione che ha saputo, peraltro, coagulare
attorno a se anche dirigenti di nuova generazione come, ( un esempio
per tutti ) Alberto Meomartini pluripresente nei Consigli
delle controllate.
Forte di questo scettro l'Amministratore Delegato Vittorio
Mincato può contare anche sull'adesione di un Consiglio
di Amministrazione che gli ha concesso e gli concede di gestire
il Gruppo con deleghe particolarmente ampie.
Narrano le cronache che il Ministro Amato avrebbe gradito sostituire,
o quanto meno ridimensionare, Vittorio Mincato, ma che abbia dovuto
rinunciarVi per evitare di uscire platealmente e pubblicamente
sconfitto.
La défaillance di Renato Ruggiero ( insediato presidente
dal Tesoro, emarginato da Mincato e, quindi, costretto a dimettersi
) costituisce una esperienza che Amato ha preferito, almeno per
ora, evitare.
Di fatto si assiste ad una gestione dell'ENI in netta contraddizione
con gli interessi dell'azionista di maggioranza e dei suoi stessi
fini istituzionali.
Così, ad esempio, mentre dovrebbe proseguire la privatizzazione
con il collocamento da parte del Tesoro di un ulteriore consistente
pacchetto di azioni, Mincato vara una buy-back da 6.600 miliardi
per " rastrellare " il 10% del capitale. Da un lato, perciò,
lo Stato venderebbe per " far cassa " ed ampliare la base
azionaria, dall'altro l'ENI impegna ingenti risorse per togliere
dal mercato proprio quei titoli che dovrebbero farne una public
company.
Ed ancora, mentre il caro-benzina innesca una spirale inflazionistica
ed il governo ne detassa il prezzo di L. 40 al litro, l'ENI è
sempre all'avanguardia nell'aumentarlo e nella retroguardia per
diminuirlo. Apparentemente nell'interesse degli azionisti, sostanzialmente
in danno loro e dell'intera collettività per non aver svolto
quella funzione calmieratrice che avrebbe dovuto essere specifica
di una Azienda tutt'ora controllata dallo Stato.
Non si può sottacere neppure la guerra dell'ENI per la
difesa ad oltranza del monopolio del Gas in cui sono impegnate
le controllate SNAM e Italgas.
Se il titolo ENI non gode di particolare attenzione da parte
degli investitori, piccoli e grandi che siano, una causa può
certo essere la gestione " fuori dalle righe " che caratterizza
la società.
Certo è che quello fra il Ministro che li nomina e gli
Amministratori che lo snobbano è uno stranamore ......
all' italiana.
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