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Tutta la stampa ha dedicato vistosi titoli ed ampio spazio al
collocamento da parte dell'azionista " Tesoro " del 5,3%
di ENI.
MF, ad esempio, ha titolato :
" Niente OPV, un collocamento presso gli investitori istituzionali
chiuso in 6 ore ".
Il Corriere ha precisato :
" Per la prima volta adottata la procedura rapida di prenotazione
titoli ".
Dal " collocamento lampo " il Tesoro ha incassato 5.300
miliardi.
Lasciando ad altri il commento sulle motivazioni ( politiche
: elezioni in vista ? e/o economiche : il vero o presunto " buco
" nei conti pubblici ? ) che hanno indotto il Tesoro a quello
che ha tutte le caratteristiche di un " blitz ", può
essere interessante, invece, soffermarsi su un aspetto richiamato
da più parti.
E' stato, cioè, sottolineato che il Tesoro resta azionista
di maggioranza dell'ENI con una quota del 30% del capitale. E'
stato spiegato che la decisione di mantenere il 30% può
essere motivata dal fatto che al di sotto di tale aliquota scatterebbe
l'obbligo di OPA da parte di eventuali scalatori della Società,
rendendola più " contendibile " di quanto non lo
sia ora.
Sul fatto che l'ENI oggi " appaia " più " scalabile
" si soffermano in molti.
In effetti, però, questa annotazione trascura un particolare
e cioè che l'ENI dovrebbe già avere " in cassa
" azioni proprie per un ammontare pari quanto meno al 10% del
capitale.
Questo vuol dire che il flottante, al netto delle azioni detenute
dall'ENI stessa ( 10% ) e dal Tesoro ( 30% ), è di circa
il 60%. Se si sottraggono i titoli in possesso di " mani amiche
" ( fondi ed istituzioni finanziarie ) è agevole concludere
che la Società è " blindata " e che come
non era " scalabile " prima, non lo è oggi. A questi
fini è, dunque, del tutto irrilevante il numero e la proprietà
delle " istituzioni finanziarie " che hanno acquistato
il 5,3%, anch'esse, tuttavia, accuratamente " selezionate
" .
Questo collocamento rientra, quindi, in quella forma di privatizzazione
" surretizia " che è, ormai, prassi consolidata.
Il mercato sembra averlo capito ed è forse per questo
che all'annuncio dell'operazione, il titolo ha perso in Borsa
oltre il 5%.
L'esca della privatizzazione pare, dunque che non abbia
funzionato.
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