(Febbraio/2001)
ENI
l'esca della privatizzazione

Tutta la stampa ha dedicato vistosi titoli ed ampio spazio al collocamento da parte dell'azionista " Tesoro " del 5,3% di ENI.

MF, ad esempio, ha titolato :

" Niente OPV, un collocamento presso gli investitori istituzionali chiuso in 6 ore ".

Il Corriere ha precisato :

" Per la prima volta adottata la procedura rapida di prenotazione titoli ".

Dal " collocamento lampo " il Tesoro ha incassato 5.300 miliardi.

Lasciando ad altri il commento sulle motivazioni ( politiche : elezioni in vista ? e/o economiche : il vero o presunto " buco " nei conti pubblici ? ) che hanno indotto il Tesoro a quello che ha tutte le caratteristiche di un " blitz ", può essere interessante, invece, soffermarsi su un aspetto richiamato da più parti.

E' stato, cioè, sottolineato che il Tesoro resta azionista di maggioranza dell'ENI con una quota del 30% del capitale. E' stato spiegato che la decisione di mantenere il 30% può essere motivata dal fatto che al di sotto di tale aliquota scatterebbe l'obbligo di OPA da parte di eventuali scalatori della Società, rendendola più " contendibile " di quanto non lo sia ora.

Sul fatto che l'ENI oggi " appaia " più " scalabile " si soffermano in molti.

In effetti, però, questa annotazione trascura un particolare e cioè che l'ENI dovrebbe già avere " in cassa " azioni proprie per un ammontare pari quanto meno al 10% del capitale.

Questo vuol dire che il flottante, al netto delle azioni detenute dall'ENI stessa ( 10% ) e dal Tesoro ( 30% ), è di circa il 60%. Se si sottraggono i titoli in possesso di " mani amiche " ( fondi ed istituzioni finanziarie ) è agevole concludere che la Società è " blindata " e che come non era " scalabile " prima, non lo è oggi. A questi fini è, dunque, del tutto irrilevante il numero e la proprietà delle " istituzioni finanziarie " che hanno acquistato il 5,3%, anch'esse, tuttavia, accuratamente " selezionate " .

Questo collocamento rientra, quindi, in quella forma di privatizzazione " surretizia " che è, ormai, prassi consolidata.

Il mercato sembra averlo capito ed è forse per questo che all'annuncio dell'operazione, il titolo ha perso in Borsa oltre il 5%.

L'esca della privatizzazione pare, dunque che non abbia funzionato.