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In ottobre è stato pubblicato il " codice di autodisciplina
" approvato, ( dopo un lungo e travagliato iter ), dal " Comitato
per la Corporate Governance delle Società quotate "
che annovera il fior fiore del top management delle associazioni
industriali e delle Imprese quotate ed è coordinato dal
Presidente della Borsa italiana.
Nel capitolo 12, riservato alle assemblee è scritto:
" 12.1 Gli amministratori incoraggiano
e facilitano la partecipazione più ampia possibile
degli azionisti alle assemblee.
12.2 Alle assemblee, di norma, partecipano tutti gli amministratori
"
e nel commento si puntualizza, fra l'altro:
" Coerentemente, il Comitato raccomanda che
nella scelta del luogo, della data e dell'ora di convocazione
delle assemblee, gli amministratori tengano presente l'obiettivo
di rendere, per quanto possibile, agevole la partecipazione degli
azionisti alle assemblee e che, essendo l' assemblea
momento di dialogo tra soci ed amministratori, sia
raccomandabile che questi ultimi siano presenti alle assemblee
" .
Chiaro ?
Per tutti forse si, ma non per l' ENI.
Per verificare quanto sia disattesa dall'ENI,
nella forma e nella sostanza, la citata raccomandazione, sono
sufficienti due annotazioni in merito all'assemblea del 30 novembre
u.s.
La riunione è stata infatti convocata
- malgrado i rilievi fortemente negativi mossi in precedente occasione
dagli azionisti - a Castelgandolfo e cioè a 30 km da Roma,
imponendo ai partecipanti notevoli disagi e costi aggiuntivi.
Aver predisposto per i piccoli azionisti una corsa con bus navetta
dall' Eur a Castelgandolfo, ( i " grandi ", gli " amministratori
" ed il " top management " avevano a disposizione un
nutrito parco di auto " blu " ) evidenzia soltanto l' assimilazione
concettuale del ruolo degli azionisti ( libertà di accesso
e di allontanamento ) a quello degli impiegati ( orario rigido
ed uguale per tutti ).
L'inosservanza del suggerimento relativo alla
presenza degli amministratori, è sottolineata, invece,
dalla mancata partecipazione dei consiglieri Mario Giuseppe
Cattaneo, Umberto Colombo, Giulio Marcello
Sapelli e Mario Draghi, nonché dei
sindaci effettivi Luigi Biscozzi e Riccardo Perotta
; assente anche il Magistrato della Corte dei Conti delegato al
controllo dott. Nicola Soria.
Molti del top management dell'ENI, sono purtroppo
( come già da noi sottolineato ), ancora impregnati di
quella cultura da " Partecipazione Statale " che fu bene
rappresentata dai cosiddetti " Boiardi ".
Persiste, in qualche misura in numerosi ( per
fortuna non tutti ) Amministratori e dirigenti del Gruppo, la
convinzione di essere " i custodi del tempio ",
predisposti ad evitare che estranei ( azionisti compresi ) possano
profanarlo con la loro presenza e/o le loro richieste. Forse è
per questo che anche il rapporto con gli azionisti di minoranza
è gestito in modo esasperatamente ed impropriamente formale
dalla " Segreteria societaria " ( responsabile il dott.
Piergiorgio Ceccarelli ). E' possibile e probabile, inoltre,
che ad essa sia attribuibile la redazione del regolamento d'assemblea
che contiene clausole " senza capo ne coda " come quella,
ad es., per la quale " le richieste di intervento possono essere
presentate all' ufficio di Presidenza dal momento della costituzione
dell'assemblea fino a quando non sia stata aperta la discussione
".
Un azionista, quindi - secondo questo testo -
non può chiedere la parola nel corso del dibattito, neppure
quando, l'intervento di altri soci può aver sollecitato
il suo interesse ad ulteriori approfondimenti: altro che " momento
di dialogo tra soci ed amministratori ! "
Nell'ENI - del resto e si vede - lo Stato è
ancora l'azionista di controllo con oltre il 35 % del Capitale
Sociale; è inoltre l'unico azionista con diritto di voto
in misura superiore al 2 %.
Il Consiglio di Amministrazione è, quindi,
diretta espressione del Ministero del Tesoro il cui rappresentante
in assemblea non manca mai dal " compiacersi " per l'attività
svolta dagli amministratori che ha eletto: forse così facendo,
intende congratularsi con se stesso !
Il Tesoro, inoltre, nomina ( in assemblea ) a
scrutatori soltanto i dipendenti della controllata Sofid:
" malignando " si potrebbe pensare che la scelta sia
motivata dall'aver " sottomano " persone " fisicamente
disponibili "quando deve essere sottoscritto il verbale.
Un apporto decisivo al cambiamento potrà
derivare dal prof. Gian Maria Gros - Pietro - di
recente assunto alla Presidenza - se non lo " blinderanno "
come è avvenuto con il suo predecessore, Ruggiero dimessosi
per " carenza " di poteri.
Gian Maria Gros - Pietro rispetto a Ruggiero
è portatore di esperienze aziendali diversificate ed anche
fuori dal " palazzo".
Accettando l'incarico era consapevole delle difficoltà
che avrebbe incontrato. Che riesca dove altri hanno fallito è
un auspicio ma non una certezza.
Si profila comunque uno scontro fra due mondi
e due modi di " intendere " e di " vivere " l'amministrazione
di una Società, fra la tradizione " matteiana "
e l'innovazione.
Sarà un bel match !
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