(Gennaio/2000)

ENI S.p.A.

un bel match !

In ottobre è stato pubblicato il " codice di autodisciplina " approvato, ( dopo un lungo e travagliato iter ), dal " Comitato per la Corporate Governance delle Società quotate " che annovera il fior fiore del top management delle associazioni industriali e delle Imprese quotate ed è coordinato dal Presidente della Borsa italiana.

Nel capitolo 12, riservato alle assemblee è scritto:

" 12.1 Gli amministratori incoraggiano e facilitano la partecipazione più ampia possibile degli azionisti alle assemblee.

12.2 Alle assemblee, di norma, partecipano tutti gli amministratori "

e nel commento si puntualizza, fra l'altro:

" Coerentemente, il Comitato raccomanda che nella scelta del luogo, della data e dell'ora di convocazione delle assemblee, gli amministratori tengano presente l'obiettivo di rendere, per quanto possibile, agevole la partecipazione degli azionisti alle assemblee e che, essendo l' assemblea momento di dialogo tra soci ed amministratori, sia raccomandabile che questi ultimi siano presenti alle assemblee " .

Chiaro ?

Per tutti forse si, ma non per l' ENI.

Per verificare quanto sia disattesa dall'ENI, nella forma e nella sostanza, la citata raccomandazione, sono sufficienti due annotazioni in merito all'assemblea del 30 novembre u.s.

La riunione è stata infatti convocata - malgrado i rilievi fortemente negativi mossi in precedente occasione dagli azionisti - a Castelgandolfo e cioè a 30 km da Roma, imponendo ai partecipanti notevoli disagi e costi aggiuntivi. Aver predisposto per i piccoli azionisti una corsa con bus navetta dall' Eur a Castelgandolfo, ( i " grandi ", gli " amministratori " ed il " top management " avevano a disposizione un nutrito parco di auto " blu " ) evidenzia soltanto l' assimilazione concettuale del ruolo degli azionisti ( libertà di accesso e di allontanamento ) a quello degli impiegati ( orario rigido ed uguale per tutti ). 

L'inosservanza del suggerimento relativo alla presenza degli amministratori, è sottolineata, invece, dalla mancata partecipazione dei consiglieri Mario Giuseppe Cattaneo, Umberto Colombo, Giulio Marcello Sapelli e Mario Draghi, nonché dei sindaci effettivi Luigi Biscozzi e Riccardo Perotta ; assente anche il Magistrato della Corte dei Conti delegato al controllo dott. Nicola Soria.

Molti del top management dell'ENI, sono purtroppo ( come già da noi sottolineato ), ancora impregnati di quella cultura da " Partecipazione Statale " che fu bene rappresentata dai cosiddetti " Boiardi ".

Persiste, in qualche misura in numerosi ( per fortuna non tutti ) Amministratori e dirigenti del Gruppo, la convinzione di essere " i custodi del tempio ", predisposti ad evitare che estranei ( azionisti compresi ) possano profanarlo con la loro presenza e/o le loro richieste. Forse è per questo che anche il rapporto con gli azionisti di minoranza è gestito in modo esasperatamente ed impropriamente formale dalla " Segreteria societaria " ( responsabile il dott. Piergiorgio Ceccarelli ). E' possibile e probabile, inoltre, che ad essa sia attribuibile la redazione del regolamento d'assemblea che contiene clausole " senza capo ne coda " come quella, ad es., per la quale " le richieste di intervento possono essere presentate all' ufficio di Presidenza dal momento della costituzione dell'assemblea fino a quando non sia stata aperta la discussione ".

Un azionista, quindi - secondo questo testo - non può chiedere la parola nel corso del dibattito, neppure quando, l'intervento di altri soci può aver sollecitato il suo interesse ad ulteriori approfondimenti: altro che " momento di dialogo tra soci ed amministratori ! "

Nell'ENI - del resto e si vede - lo Stato è ancora l'azionista di controllo con oltre il 35 % del Capitale Sociale; è inoltre l'unico azionista con diritto di voto in misura superiore al 2 %. 

Il Consiglio di Amministrazione è, quindi, diretta espressione del Ministero del Tesoro il cui rappresentante in assemblea non manca mai dal " compiacersi " per l'attività svolta dagli amministratori che ha eletto: forse così facendo, intende congratularsi con se stesso !

Il Tesoro, inoltre, nomina ( in assemblea ) a scrutatori soltanto i dipendenti della controllata Sofid: " malignando " si potrebbe pensare che la scelta sia motivata dall'aver " sottomano " persone " fisicamente disponibili "quando deve essere sottoscritto il verbale. 

Un apporto decisivo al cambiamento potrà derivare dal prof. Gian Maria Gros - Pietro - di recente assunto alla Presidenza - se non lo " blinderanno " come è avvenuto con il suo predecessore, Ruggiero dimessosi per " carenza " di poteri.

Gian Maria Gros - Pietro rispetto a Ruggiero è portatore di esperienze aziendali diversificate ed anche fuori dal " palazzo".

Accettando l'incarico era consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato. Che riesca dove altri hanno fallito è un auspicio ma non una certezza.

Si profila comunque uno scontro fra due mondi e due modi di " intendere " e di " vivere " l'amministrazione di una Società, fra la tradizione " matteiana " e l'innovazione.

Sarà un bel match !