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Eni
"l'ombra" di Enrico Mattei

Il consuntivo 1998 del Gruppo deriva - come del resto quello degli esercizi 
precedenti - da una politica che non riesce a superare gli antichi schematismi. L'Eni si presenta come una Società "arroccata" in una specie di monopolio della progettazione, della ricerca, della trasformazione e della commercializzazione degli idrocarburi. 
Un Gruppo costituito da un numero "enorme" di controllate e collegate, (oltre 500), unite da una rigida "burocratizzazione" assicurata da un management estremamente "fidelizzato" alla "missione" che l'Eni si sente chiamata a svolgere non soltanto in Italia, ma nel mondo. Sono passati molti decenni dalla morte di Enrico Mattei, ma la sua "ombra" vincola l'Eni impedendole di recepire i profondi cambiamenti intervenuti in questo periodo. 
E' dunque del tutto inutile pretendere che il suo Presidente Vittorio Mincato (con curriculum di lungo corso nel Gruppo) possa essere portatore di significative innovazioni.  
A parte qualche "giro di poltrone" e la cessione di partecipazioni "a latere", la struttura dell'Eni non ha subìto sostanziali modifiche neppure nella magnificata (chissà poi perché !) gestione di Bernabè, la cui sostanziale carenza di imprenditorialità è stata resa evidente dallo "scontro" con la Olivetti, condotto con poca fantasia nel progetto industriale e modesta capacità organizzativa nel sensibilizzare l'azionariato. 
Soltanto una visione egemone e centralistica sembra  giustificare la rinuncia a far cassa - per ridurre e/o estinguere l'indebitamento che supera i 1.200 mld - collocando pacchetti significativi di Società quali la Enichem (Pres. Marcello Colitti ) e/o di SNAM (Pres. Angelo Ferrari ) e/o di Agip (Pres. Guglielmo 
Moscato ) tanto per citarne alcune a tutti note. 
Soltanto una gestione egemone e centralistica sembra  giustificare gli 
avvicendamenti ai vertici delle varie società di uomini di "sicura e collaudata fede"; ottimi tecnici, ma non per questo dotati di mentalità e capacità imprenditoriale. 
La visione egemone e centralistica è talmente connaturata all'"essere" dell'Eni che impernia anche le delibere  sulla stock option ed il Regolamento dell'assemblea.  
Il "preconsuntivo" esaminato dal Consiglio di Amministrazione presenta una flessione dell'"utile operativo" del 28,7% e del 12,1% dell'"utile netto". (da 5.118 - a 4.500). 
Come spiega il comunicato stampa della Società, la "colpa" di questo andamento negativo è da attribuirsi al "prezzo" del petrolio
Giusto così !  
Quando i conti non tornano la causa è tutta e soltanto nell'andamento negativo dei prezzi e del mercato.  
Quando il bilancio è buono, il merito è - invece -  tutto e soltanto degli Amministratori. 
Bravi dunque, quelli dell'Eni per aver "contenuto" nel '98 la flessione malgrado un mercato più difficile. 
Bravi come si conviene agli "eredi" ed orfani di Enrico Mattei ! 
"Il Giornale" del 13 u.s. riporta questa dichiarazione di Vittorio Mincato: 
"L'Eni è scalabile per le dimensioni come è scalabile Telecom, ma noi riteniamo che non ci siano le condizioni per una scalata, perché le nostre operazioni sono tali da far emergere tutto il valore che ha la società". 
Vittorio Mincato ha idea di quanto potrebbe guadagnare un raider con "lo 
spezzatino" anche soltanto di alcune delle 500 Società del Gruppo ? 
Certe affermazioni è sempre prudente evitarle, soprattutto da parte di chi 
presiede un Gruppo come l'Eni.